Un’alimentazione corretta e variegata, che comprenda le dosi raccomandate di calcio, vitamina D e proteine, aiuta a mantenere in salute l’apparato osseo e a ridurre gli effetti deleteri del tempo, a cominciare dall’osteoporosi
L’osteoporosi in Italia costa circa 360 milioni di euro relativi alla sola spesa farmaceutica per la cura di oltre 5 milioni di persone affette dalla malattia. Si tratta prevalentemente di anziani e l’impatto – anche economico – della patologia è destinato a crescere nella penisola, in cui attualmente la popolazione over 65 è circa il 25% e nel 2050 sarà di oltre il 35%. Inoltre in Italia circa 2 milioni di anziani non sono autonomi perché affetti da disabilità, spesso provocata da fratture, anche queste destinate a crescere: nel 2050 i femori rotti nel mondo saranno 6,3 milioni.
Sono questi alcuni dei numeri emersi durante il recente congresso nazionale della Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms). Da tali dati emerge dunque la necessità indifferibile di adottare corretti stili di vita volti al mantenimento di una buona salute ossea e, in tale direzione, il medico specialista gioca un ruolo chiave nel fornire la giusta informazione che renda consapevole il paziente sulle buone norme da seguire. Un’alimentazione sana insieme a un’adeguata attività fisica contribuiscono allo sviluppo osseo e alla riduzione della perdita dell’osso nel corso della vita; calcio, vitamina D e proteine sono i nutrienti chiave per la salute delle ossa.
Calcio
Il calcio rappresenta la componente più importante del nostro scheletro; le ossa fungono da riserva per mantenere costante il livello di calcio nel sangue, il quale è essenziale per il sistema nervoso e per il funzionamento dei muscoli. In tutte le fasce d’età è necessario mantenere costante l’assunzione di tale sostanza nutritiva, tenendo però conto che la quantità necessaria varia nei diversi periodi della vita. Le richieste sono particolarmente elevate durante l’infanzia e l’adolescenza, cioè nelle fasi di massima crescita di ogni individuo. Garantire un apporto adeguato di calcio durante l’età adulta risulta cruciale anche per contenere il fenomeno della perdita ossea.
Un’ampia gamma di alimenti contiene calcio, soprattutto i prodotti caseari, i quali rendono facilmente assorbibile questa sostanza: sono 2-3 le porzioni che dovrebbero essere incluse quotidianamente nella dieta (tenendo conto ovviamente delle specifiche condizioni di salute di ciascun individuo). Il pesce consumato con lische commestibili molli (come i bianchetti, le sardine in scatola o il salmone in scatola) è in grado di fornire quantità significative di calcio. Anche i legumi, i cereali integrali, le noci, i semi, la frutta secca e alcune verdure fresche (broccoli, verdure novelle e cavolo) contengono calcio, sebbene alcuni di questi alimenti annoverino al loro interno anche sostanze capaci di inibire l’assorbimento del calcio stesso (ad esempio i fitati nei cereali integrali e nei legumi, l’ossalato negli spinaci e nel rabarbaro).
Per coloro i quali sono affetti da problemi di stabilità ossea (ad esempio bassa densità ossea), dopo il parere di uno specialista, è raccomandabile l’utilizzo di integratori a base di calcio (in combinazione con la vitamina D).
Vitamina D
La vitamina D ha due ruoli importanti nello sviluppo e nel mantenimento della salute delle ossa: è responsabile dell’assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti, garantendo una corretta mineralizzazione, e del regolare rinnovo della struttura ossea.
La carenza di vitamina D può condurre a rachitismo in età precoce e a osteomalacia nei bambini e negli adulti. Bassi livelli di vitamina D sono anche associati allo sviluppo di osteoporosi e a un maggiore rischio di cadute durante la vecchiaia.
La fonte principale di vitamina D proviene dall’esposizione della cute alla luce del sole, infatti sono sufficienti circa 10-15 minuti di esposizione di mani, braccia e viso per attivare la sintetizzazione di tale vitamina. Tuttavia, la quantità di vitamina D prodotta attraverso l’esposizione al sole dipende da diversi fattori, come il periodo dell’anno e i momenti della giornata in cui ci si espone, il colore della pelle e la latitudine del luogo di esposizione. Il valore nutrizionale europeo di riferimento per gli adulti è 5 µg di vitamina D al giorno, ma le necessità alimentari dell’individuo variano a seconda dei diversi fattori che influenzano la produzione di vitamina D. Se la produzione di vitamina D a livello epidermico è insufficiente, bisogna fare leva sull’assunzione tramite fonti alimentari.
Sono pochi gli alimenti ricchi di vitamina D, tra cui il pesce azzurro, le uova e il fegato. In molti Paesi l’integrazione di vitamina D è raccomandata per gruppi di popolazioni tipicamente vulnerabili come bambini, anziani, donne in stato di gravidanza, e in particolare coloro che vivono a latitudini maggiori.
Proteine alimentari
In passato si riteneva che troppe proteine nella dieta risultassero dannose per la salute ossea, perché reputate responsabili di una maggiore escrezione di calcio da parte dell’apparato urinario. Tuttavia, prove più recenti suggeriscono che ciò potrebbe essere il risultato dell’aumento nell’assorbimento del calcio proprio grazie alle proteine della dieta. I cibi ricchi di proteine includono i prodotti caseari, carne, pesce, lenticchie, fagioli e frutta secca.
Un apporto alimentare insufficiente di proteine oltre ad impedire il raggiungimento del picco di massa ossea durante l’infanzia e l’adolescenza, non giova al mantenimento della massa ossea durante l’invecchiamento. Questo porta, inoltre, alla riduzione della massa e della forza muscolare, che rappresenta un importante fattore di rischio per le cadute negli anziani.
Vincenzo Marra
Giornalista Tabloid di Ortopedia








