
Massimo De Salvo

Francesco Biggi
Tutto pronto per l’inaugurazione del nuovo Istituto di chirurgia anatomica di Novara: la struttura è attrezzata per ospitare corsi su cadavere organizzati da aziende e società scientifiche, offrendo anche un contesto logistico al top
Una sorta di università della pratica chirurgica per i medici, per acquisire la necessaria manualità e imparare da colleghi e chirurghi esperti: sarà questo il nuovo Istituto di chirurgia anatomica di Novara, che è stato presentato lo scorso luglio a stampa, società scientifiche e aziende del settore. Un cadaver lab che si propone come sede per l’organizzazione di corsi all’avanguardia per la formazione medica, umana e veterinaria, a partire dall’ortopedia.
«Oggi è possibile avere anche a casa nostra una struttura in grado di accogliere corsi di chirurgia su cadavere, senza dover andare all’estero e quindi con costi contenuti per gli organizzzatori e meno disagi per i partecipanti» ha sottolineato in apertura di presentazione Francesco Biggi, direttore scientifico del dipartimento di ortopedia e traumatologia del Policlinico di Monza e uno dei principali artefici del progetto del nuovo Istituto di chirurgia anatomica.
Tecnologie e postazioni
In quasi 1.000 metri quadrati l’Istituto di chirurgia anatomica di Novara è dotato di un cadaver lab con una sala wet e una sala dry, entrambe da 8 postazioni tutte dotate di monitor per consentire ai discenti di visualizzare, in tempo reale e con latenza pari a zero, ciò che il docente sta eseguendo nella sua postazione. Attualmente è stata scelta un’ottica full-hd con zoom 12X ottico per raggiungere un buon livello di definizione, ma tali ottiche sono intercambiabili e adattabili a seconda delle necessità del singolo corso.
La visione sul pezzo anatomico è tridimensionale e il docente, attraverso un joystick, può muoversi a 360 gradi sul pezzo anatomico. I partecipanti seguono la chirurgia direttamente dalla loro postazione in sala anatomica e successivamente anche dall’aula di didattica frontale, che è dotata di lavagna interattiva per un successivo approfondimento didattico dettagliato sulle registrazioni degli interventi eseguiti in sala.
L’intera area del cadaver lab è coperta da wifi e tutto ciò che avviene in sala chirurgica viene registrato in audio e video, rendendo così possibile, dopo un breve step di post-produzione, l’eventuale pubblicazione online del corso.
La struttura è completata da due celle frigorifere a -20 gradi per la conservazione dei pezzi anatomici e da uno spogliatoio in grado di accogliere fino a 30 persone.
La ricettività
L’Istituto di chirurgia anatomica di Novara si trova nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova e vicino agli aeroporti di Milano Linate e Malpensa. Oltre a essere facilmente raggiungibile, offre una ricettività che può fare la differenza dal punto di vista logistico nell’organizzazione dei corsi: si colloca all’inerno del complesso di Novarello Villaggio Azzurro, un resort sportivo che offre un sistema integrato di servizi. Hotel a 4 stelle, un centro benessere, sale fitness, attrezzature sportive e un ristorante, il tutto inserito in una vasta area verde, con giardini e zone relax.
E proprio questo tipo di logistica è in grado di contenere i costi organizzativi di eventi come i cadaver lab, consentendo alle società scientifiche o alle aziende del settore di definire pacchetti ad hoc comprensivi di viaggio, trasferimento in loco, soggiorno, ristorazione e fruizione di servizi alberghieri all inclusive.
Per ricevere tutte le informazioni del caso, è già attiva una segreteria coordinata da Lorena Godio (marketing@chirurgiaanatomica.it; tel. 0321.469786).
Tutta l’ortopedia guarda
ai cadaver lab
«Il nostro gruppo punta non soltanto all’aspetto clinico e sanitario ma anche a quello formativo e vogliamo dimostrare a tutti quanti che il sistema italiano può dare non solo un servizio di qualità ai cittadini ma anche formazione di alto livello ai medici – ha detto Massimo De Salvo, amministratore delegato del Gruppo Policlinico di Monza che comprende 8 cliniche private tra Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta, presentando l’Istituto di chirurgia anatomica –. Noi da imprenditori abbiamo cercato di mettere a disposizione del sistema una casa per i chirurghi che sia efficiente, di qualità e anche comoda» ha continuato De Salvo illustrando i pregi della struttura e della sua posizione, mentre in Italia troppo spesso si costruiscono «progetti imprenditoriali che a volte sono difficili da conciliare con il quotidiano».
Il centro è aperto a tutta la comunità medica italiana, dalle società scientifiche all’università e anche alle aziende del settore, sulle quali sempre più spesso ricade l’onere della formazione pratica dei chirurghi, almeno per quanto riguarda l’utilizzo delle loro soluzioni tecnologiche.
Federico Grassi, direttore della clinica ortopedica di Novara, membro del consiglio direttivo della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) e presidente della Società italiana di chirurgia della spalla e del gomito (Sicseg) ha spiegato che la Siot è molto interessata a queste iniziative soprattutto perché negli ultimi anni si è avvertita una forte necessità di formazione pratica, che deve essere equiparata a quella di altri Paesi a noi molto vicini. «Oggi una delle voci principali di spesa della Siot viene destinata all’attività di formazione e quest’anno siamo arrivati a stanziare più di 200.000 mila euro per borse e premi di studio per i giovani chirurghi italiani. Strutture come questa fanno sì che i chirurghi italiani non debbano andare all’aestero a imparare e a insegnare tecniche chirurghiche che possiamo tranquillamente padroneggiare».
Anche per Angelo Dettoni degli Ortopedici e traumatologi ospedalieri d’Italia (Otodi) il nuovo centro sarà una grande opportunità di formazione per i chirurghi italiani, evitando lunghi viaggi e diversi disagi per andare all’estero a fare training e a imparare l’anatomia su pezzi anatomici veri. Proprio da queste necessità è partito Francesco Biggi: mettendo insieme l’esperienza in Otodi (è stato anche presidente della società scientifica) con quella maturata negli anni di professione in tutti i maggiori cadaver lab europei, ha ideato e spinto per creare una struttura in grado di rispondere alle più concrete esigenze di organizzatori, sponsor e partecipanti.
Ezio Adriani, presidente della Società italiana chirurghi ortopedici dell’ospedalità privata (Sicoop) punta forte sulla formazione dei giovani chirurghi: «dobbiamo creare un’offerta ai nostri soci e tra i miei obiettivi principali sicuramente la formazione è quello più importante. Una formazione che va portata avanti insieme agli imprenditori della sanità privata, una formazione rivolta soprattutto ai giovani che spesso oggi si ritrovano, da neo specializzati, a eseguire interventi in sala operatoria con poca esperienza pratica alle spalle e senza il supporto di una guida come per noi era il primario. Bisogna mantenere una formazione costante anche nelle strutture private, non lasciando da soli i nostri giovani e dandogli la possibilità di fare pratica in strutture come questa». Per il presidente Sicoop l’utilità dei cadaver lab non è però confinata all’area didattica ma investe anche il mondo della ricerca: «l’attività su cadavere è eccezionale per imparare ma è altrettanto eccezionale per ideare e testare nuove tecniche, per poterle studiare e magari validarle dal punto di vista biomeccanico».
Andrea Peren








