
Luigi Milano
Al congresso della Società italiana della caviglia e del piede si parlerà delle deformità e dei disturbi funzionali indotti dalle patologie neurologiche e poi di tutte le patologie osteoarticolari e muscolotendinee del piede legate alla corsa
Il piede neurologico è uno dei due temi che saranno approfonditi nel trentaquattresimo Congresso nazionale della Società italiana della caviglia e del piede (Sicp), che si terrà dal 19 al 21 maggio presso il Museo nazionale dell’automobile “Gianni Agnelli” di Torino.
«Il tema principale, che occuperà la giornata di venerdì, è il piede neurologico – ci ha detto Luigi Milano, presidente del congresso –. Si tratta di una patologia che incontriamo frequentemente nella nostra pratica clinica. L’interesse dell’ortopedico è indirizzato essenzialmente alle deformità e ai disturbi funzionali indotti dalle patologie neurologiche; sono numerosissime quelle che potenzialmente comportano problemi agli arti inferiori e al piede in particolare». La trattazione è articolata in sessioni che riguardano le scienze di base, le generalità sul trattamento chirurgico e il trattamento dei singoli quadri clinici.
Il secondo tema congressuale, che verrà svolto nella mattinata di sabato, è invece il piede e la corsa; «l’interesse di questo argomento – sostiene il presidente – è nella crescita vertiginosa delle persone che negli ultimi decenni si dedica alla corsa intesa come attività ricreativa, ricerca di benessere, prevenzione di patologie cardiovascolari e come attività sportiva e agonistica in senso stretto. Questa crescita ha portato a un incremento di numerose patologie osteoarticolari e muscolotendinee tra i praticanti, molte di queste localizzate al piede e alla caviglia». La parte centrale della sessione sarà un confronto in forma di tavola rotonda su “Ricerca delle prestazioni e prevenzione della patologia”, cui parteciperanno diverse figure professionali come i tecnici della calzatura, i tecnici delle ortesi, i preparatori atletici, i medici dello sport e atleti professionisti; sarà preceduta da una sessione dedicata alla biomeccanica del piede nella corsa e seguita da una disamina delle principali patologie del piede indotte da questa specifica attività sportiva.
Dottor Milano, ci fa una breve panoramica delle patologie neurologiche a carico del piede?
Alcune di queste hanno un interesse storico, come ad esempio la poliomielite anteriore acuta, di cui osserviamo gli esiti in soggetti di età superiore ai 50-60 anni o in immigrati da Paesi in cui la vaccinazione non è capillare. Altre patologie sono per contro in rapida espansione; un esempio è la neuropatia diabetica con tutte le problematiche correlate, che da sola potrebbe rappresentare argomento di un congresso, o gli esiti di lesioni traumatiche dei nervi periferici in particolare correlate all’infortunistica stradale.
Esistono ovviamente molte altre condizioni neurologiche che comportano problemi al piede: per citare solo quelle che incidono in maggiore percentuale, gli esiti di cerebropatie dell’adulto o in età pediatrica, gli esiti di neuropatie ereditarie, i problemi correlati alla spina bifida, le neuropatie compressive, le miopatie.
Piede neurologico periferico oppure centrale: quali criticità si possono associare a queste macrocategorie?
Relativamente al piede neurologico periferico alcune patologie rivestono particolare attualità per frequenza, difficoltà o controversie nel trattamento. Una patologia in rapido aumento è la neuroartropatia diabetica che comporta distruzioni osteoarticolari o lussazioni del piede e della caviglia spesso associate a lesioni ulcerative che pongono notevoli problemi per un trattamento ricostruttivo e conservativo. Un’altra condizione che richiede molta attenzione è la patologia secondaria a neuropatie sensitivo-motorie su base genetica, che a livello del piede comporta quasi sempre deformità in cavo-varismo con dita ad artiglio che possono rendere difficoltose la marcia e l’uso delle calzature. Infine le lesioni traumatiche dei nervi periferici, estremamente frequenti nei politraumatizzati, e che comportano spesso problemi di trattamento, sia in acuto che in esiti, per le lesioni ossee, vascolari e delle parti molli frequentemente associate.
Il piede neurologico centrale è frequentemente secondario a paralisi cerebrali infantili che incidono con una frequenza di due-tre ogni mille nati con un incremento proporzionale al miglioramento delle tecniche di rianimazione neonatale; nell’adulto è frequente il trattamento di alterazioni conseguenti a eventi ischemici o emorragici cerebrali.
Quali condizioni richiedono l’intervento chirurgico?
Va premesso che il trattamento chirurgico non può prescindere da una stretta collaborazione tra differenti figure professionali quali il neurologo, il fisiatra e il terapista della riabilitazione, il tecnico ortopedico, l’internista o il pediatra. La finalità del trattamento è il miglioramento della qualità della vita dei pazienti, con la consapevolezza che nella maggior parte dei casi il trattamento non potrà portare a una normalizzazione della situazione clinica. Numerose condizioni possono richiedere una soluzione chirurgica; le deformità, le instabilità, le sindromi dolorose, i disturbi motori, i problemi degenerativi articolari, solo per citare le più frequenti; e molto spesso si presentano associate.
Come si sono evolute le tecniche chirurgiche?
Le tipologie degli interventi che vengono comunemente eseguiti sono sostanzialmente quelle tradizionali; schematicamente possono essere distinti in interventi sulle parti molli e interventi scheletrici. Tra i primi ricordiamo gli interventi di allungamento tendineo o miotendineo e le trasposizioni muscolari; tra i secondi osteotomie o resezioni extra-articolari e interventi di artrodesi.
Il cambiamento ha interessato prevalentemente l’esecuzione tecnica delle singole procedure; attualmente è considerato molto importante il rispetto dei tessuti e pertanto si sono sviluppate metodiche minimamente invasive anche per tecniche quali le artrodesi o le trasposizioni tendinee. Un altro concetto è quello del risparmio articolare che permette di trattare le singole patologie evitando, per quanto possibile, interventi di artrodesi che possono compromettere la funzionalità irrigidendo eccessivamente il piede. Come già detto nella gran parte dei casi il trattamento chirurgico non comporta una normalizzazione del quadro clinico ma tuttavia permette di ottenere miglioramenti significativi; gli obiettivi sono quelli di ottenere un piede normoconformato con appoggio plantigrado tale da renderlo facilmente calzabile o tutorizzabile, di migliorarne la stabilità e di migliorare l’equilibrio muscolare bilanciando adeguatamente i diversi gruppi muscolari.
Che ruolo possono avere la riabilitazione e le ortesi?
Riabilitazione e ortesi hanno un ruolo fondamentale sia nella fase preoperatoria che dopo l’intervento; in molti casi possono evitare il ricorso alla chirurgia o procrastinarlo nel tempo. È pertanto fondamentale una stretta collaborazione tra chirurgo ortopedico, fisiatra, terapista della riabilitazione e tecnico ortopedico.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








