I farmaci utilizzati per alleviare il mal di schiena sono molti eppure, nonostante la spinta alla ricerca che deriva dall’amplissima diffusione di questa condizione, siamo ancora lontani dal disporre un principio attivo davvero soddisfacente. È quello che emerge dall’analisi completa delle revisioni Cochrane sull’efficacia e la sicurezza degli interventi farmacologici sistemici per gli adulti con mal di schiena non specifico, condotta da un gruppo di ricercatori che ha così concluso: «non abbiamo trovato prove di certezza elevata o moderata che qualsiasi intervento farmacologico studiato abbia fornito un effetto ampio o medio sull’intensità del dolore per il mal di schiena acuto o cronico rispetto al placebo».
Nell’analisi sono stati inclusi i risultati di sette revisioni Cochrane che avevano preso in esame 103 studi condotti su un totale di 22.238 partecipanti. Le revisioni riportavano dati su sei farmaci o classi di farmaci: paracetamolo, farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), miorilassanti, benzodiazepine, oppioidi e antidepressivi. Tre revisioni includevano partecipanti con mal di schiena acuto o subacuto e cinque revisioni partecipanti con mal di schiena cronico.
Farmaci per il dolore acuto
In caso di lombalgia acuta, tra paracetamolo e placebo non si è dimostrata alcuna efficacia significativa nel ridurre l’intensità del dolore, il grado di disabilità o il rischio di eventi avversi.
Sono solo leggermente migliori le prove di efficacia dei Fans, con una riduzione media del dolore di 7,26 punti su una scala da 0 a 100 e della disabilità di 2,02 punti su una scala da zero a 24.
Piccoli miglioramenti rispetto al placebo sono stati osservati anche con l’utilizzo di miorilassanti e benzodiazepine rispetto al placebo, a fronte però di un aumento del rischio di eventi avversi.
Farmaci per il dolore cronico
Il quadro non migliora quando si passa al mal di schiena cronico. Ci sono state evidenze modeste di una piccola differenza a favore dei Fans rispetto al placebo per la riduzione dell’intensità del dolore (-6,97 su una scala da 0 a 100) e della disabilità (-0,85 su una scala da 0 a 24) senza un aumento del rischio di eventi avversi.
Si sono trovate indicazioni (non conclusive) di una piccola differenza tra i gruppi a favore delle benzodiazepine rispetto al placebo per una maggiore possibilità di sollievo dal dolore.
Nel caso di lombalgia cronica, diversi studi hanno preso in esame anche gli oppioidi. Si sono riscontrate prove di alta certezza per una piccola differenza tra i gruppi a favore del tapentadolo rispetto al placebo nella riduzione dell’intensità del dolore (-8 su una scala da 0 a 100). Altri principi attivi appartenenti a questa classe di farmaci si sono mostrati meno performanti.
Si sono osservate piccole differenze a favore degli oppioidi forti e del tramadolo rispetto al placebo per la riduzione della disabilità, mentre la buprenorfina ha prodotto piccoli miglioramenti nella disabilità. L’uso di tutti i tipi di oppioidi si è però associato a un aumento del rischio di eventi avversi rispetto al placebo: nausea, mal di testa, costipazione e vertigini. Sono stati studiati anche gli effetti di alcuni antidepressivi sul mal di schiena cronico, senza però individuare nessun effetto di rilievo.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








