Un pool di società scientifiche internazionali chiede un aggiornamento degli standard di sicurezza per l’utilizzo della fluoroscopia, che espone gli operatori sia alle radiazioni sia a sovraccarico muscolo-scheletrico dovuto ai tradizionali dispositivi di protezione in piombo. Il documento multisocietario (1) propone un nuovo modello di sicurezza: Alara+, acronimo di “as low and as light as reasonably achievable”, ovvero “il più basso e il più leggero ragionevolmente possibile”.
«Il nostro modo di concepire la radioprotezione è stato storicamente guidato dal principio Alara, cioè mantenere l’esposizione alle radiazioni al livello più basso ragionevolmente ottenibile. Tuttavia, questo approccio si è dimostrato insufficiente per garantire la sicurezza del personale che lavora nei laboratori di fluoroscopia – afferma Robert F. Riley, presidente del 2025 Summit on Radiation and Orthopedic Risks in Fluoroscopic Labs –. I principi tradizionali di Alara si concentravano esclusivamente sulla riduzione dell’esposizione alle radiazioni e non tenevano pienamente conto dello stress ortopedico provocato dall’utilizzo prolungato di pesanti dispositivi di protezione in piombo durante procedure spesso molto lunghe».
La fluoroscopia è ampiamente utilizzata per eseguire procedure mininvasive destinate al trattamento di patologie come infarto miocardico, ictus e malattie vascolari. In ortopedia e traumatologia il fluoroscopio consente di ottenere immagini in tempo reale delle strutture ossee durante il posizionamento di mezzi di sintesi, protesi o altri dispositivi.
Sebbene queste procedure migliorino gli esiti clinici e riducano i tempi di recupero dei pazienti, comportano rischi professionali a lungo termine per gli operatori, che nell’arco della carriera ricevono migliaia di esposizioni a basse dosi di radiazioni. Per limitarne gli effetti, medici e operatori indossano grembiuli schermanti in piombo o materiali equivalenti, dal peso compreso tra circa 7 e 9 kg. L’utilizzo prolungato di questi dispositivi durante interventi complessi contribuisce però allo sviluppo di patologie croniche del rachide cervicale e lombare e delle articolazioni. «Nei laboratori di fluoroscopia medici e operatori sono esposti contemporaneamente all’accumulo di radiazioni e al carico fisico dei dispositivi di protezione. Con il passare degli anni questo significa convivere con dolore cronico, interventi chirurgici e, nei casi più gravi, patologie vertebrali che possono limitare o addirittura interrompere la carriera» spiega Arnold H. Seto, co-presidente del summit.
Per affrontare questi problemi, il documento propone diverse azioni:
– accelerare l’adozione di sistemi moderni di radioprotezione, come schermi sospesi, autoportanti o fissati al tavolo operatorio, che riducono l’esposizione senza richiedere l’uso continuo di pesanti dispositivi individuali;
– estendere l’impiego del monitoraggio in tempo reale della dose di radiazioni, per consentire agli operatori di modificare immediatamente il proprio comportamento durante le procedure;
– rafforzare la formazione sulla radioprotezione e sulle strategie di riduzione dell’esposizione per medici, specializzandi, infermieri e tecnici;
– promuovere l’innovazione tecnologica a tutela di tutto il personale dei laboratori;
– sostenere standard normativi e di accreditamento che favoriscano ambienti di lavoro più sicuri.
Qualche mese dopo, le società scientifiche sono tornate alla carica con un documento di consenso che chiede un intervento urgente da parte delle autorità. «Alara+ rappresenta un cambiamento di prospettiva: non si tratta più di accettare il rischio, ma di pretendere standard migliori – ha detto David G. Rizik, presidente del gruppo di lavoro che ha redatto il documento –. Oggi questa visione non è più accettabile. Le tecnologie disponibili consentono di ridurre drasticamente l’esposizione alle radiazioni e, allo stesso tempo, di limitare i danni ortopedici legati ai tradizionali dispositivi di protezione. Il problema non è più se queste soluzioni esistano, ma se siamo davvero disposti a fare della tutela degli operatori sanitari una priorità. Questo documento di consenso afferma chiaramente che è arrivato il momento di implementarle».
Andrea Peren
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia
1) Salavitabar A, Vora AN, Altschul D, Angle JF, Ballinger C, Bojanowski A, Bortnick AE, Bugg K, Carpenter E, Foster RE, Ghobrial J, Glogoza M, Gupta A, Hermiller JB, Jones AK, Kaplan SL, Kraus SJ, Khalique O, Klein A, Morse N, Ramchand P, Rizik DG, Safi LM, Schultz CC, Tamirisa KP, Widmer RJ, Wilson K, Fang JX, Seto A, Riley RF. ALARA+: Summit on Radiation and Orthopedic Risks in Fluoroscopic Laboratories: Endorsed by ACC, ACVP, ASE, HRS, SCAI, SIR, SNIS, SVIN, and SVS. J Vasc Interv Radiol. 2026 Jun;37(6):108689.
2) Rizik DG, Sutton NR, Lansky AJ, Alasnag M, Bartal G, Brady MB, Coylewright M, Goldstein JA, Firestone SM, Goldsweig AM, Kereiakes DJ, Kirkwood M, Madder RD, Mehran R, Nicholson WJ, Paulo G, Rao SV, Rosenfield K, Schultz CC, Tamirisa KP, Tuozzo KA, Velagapudi P, Vora AN, Yong CM, Hermiller JB. SCAI/ASE/HRS/SIR/SVS Expert Consensus Statement on Enhanced Radiation Protection: Time for Mandatory and Urgent Action. JACC Cardiovasc Interv. 2026 Jul 14:S1936-8798(26)01839-X.








