Una nuova analisi sistematica condotta dalla David Geffen School of Medicine della Ucla di Los Angeles ha messo in discussione una delle pratiche più consolidate in ambito chirurgico: il digiuno preoperatorio. Come si può leggere su Surgery, i risultati dimostrano che non vi è alcuna evidenza a supporto dell’efficacia del digiuno nel prevenire il vomito post procedura e l’inalazione accidentale di contenuto gastrico nelle vie aeree (aspirazione ab ingestis), una complicanza potenzialmente grave che può causare polmonite.
La revisione ha incluso studi randomizzati controllati e osservazionali pubblicati tra il 2016 e il 2023, analizzando un totale di 17 lavori. Di questi, nove riportavano dati su eventi di aspirazione clinicamente osservati, mentre altri utilizzavano come outcome surrogati il volume gastrico e il pH, parametri che non risultano correlati in modo dimostrato all’aspirazione da anestesia nei pazienti. L’analisi ha incluso 801 pazienti nei gruppi sperimentali e 990 nei gruppi di controllo, rilevando un’incidenza di aspirazione pari allo 0,50% nei primi e allo 0,71% nei secondi.
L’analisi sequenziale dei trial ha mostrato una bassa probabilità che nuovi studi possano modificare significativamente queste conclusioni. «Ogni struttura ospedaliera impone un certo periodo di digiuno prima dell’intervento – ha dichiarato il professor Edward Livingston, docente di chirurgia alla Ucla e autore senior dello studio –. Il digiuno prolungato è estremamente sgradevole e i pazienti non lo tollerano volentieri. La nostra ricerca suggerisce che questi lunghi periodi di digiuno potrebbero non essere necessari».
Un’ulteriore analisi condotta dagli stessi autori ha esaminato oltre 80 pubblicazioni riguardanti la discrepanza tra le linee guida sul digiuno e i tempi di digiuno effettivi osservati nei pazienti ospedalizzati. Ne è emerso che nella pratica clinica i pazienti digiunano molto più a lungo del necessario, con un impatto significativo sul comfort preoperatorio.
Il prossimo passo sarà la realizzazione di studi prospettici in cui le durate del digiuno vengano ridotte e si utilizzi l’ecografia gastrica preoperatoria per valutare con maggiore precisione il rischio di vomito e aspirazione. In assenza di una chiara associazione tra digiuno e rischio di inalazione ab ingestis, i ricercatori ritengono che le attuali raccomandazioni cliniche dovrebbero essere rivalutate. L’obiettivo è passare da un approccio universale a uno personalizzato, che migliori l’esperienza del paziente senza comprometterne la sicurezza anestesiologica.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








