Mentre per anni l’attenzione si è concentrata su sarcopenia e dinapenia, oggi il vero driver della disabilità funzionale è la powerpenia, ovvero la perdita della potenza muscolare, della capacità di generare forza rapidamente
La chirurgia ortopedica maggiore dell’arto inferiore ha fatto passi da gigante. Che si tratti dell’artroprotesi d’anca o di ginocchio nell’anziano, o della ricostruzione del legamento crociato anteriore nel giovane-adulto, le tecniche mininvasive e i protocolli fast-track consentono una mobilizzazione precoce impensabile fino a pochi anni fa. Tuttavia, nell’immediato post-operatorio, l’ottimo risultato chirurgico si scontra a volte con un ostacolo invisibile ma invalidante: la perdita di potenza muscolare (powerpenia). Mentre per anni l’attenzione si è concentrata sulla perdita di massa muscolare (sarcopenia) e successivamente sulla perdita di forza massimale (dinapenia), la letteratura scientifica recente evidenzia come il vero driver della disabilità funzionale sia la perdita della potenza muscolare, ovvero la capacità di generare forza rapidamente.
Powerpenia post-chirurgia
È noto che la potenza muscolare (P) è il prodotto della forza (F) per la velocità di contrazione (v), in formula P = F x v.
Nei primi giorni post intervento, si assiste a un crollo repentino di questa capacità. Il fenomeno non è dovuto a un’improvvisa atrofia strutturale (che richiede settimane), ma all’importante inibizione muscolare artrogenica. Il trauma chirurgico, il versamento intrarticolare, il dolore e l’edema attivano meccanismi riflessi del sistema nervoso centrale che, per protezione, “spengono” il reclutamento delle fibre muscolari, in particolare quelle di tipo II (a contrazione rapida). Nel paziente fragile o anziano, questo deficit si aggiunge a una riserva funzionale già compromessa. Considerando che la forza massimale diminuisce con l’età dell’1-2% all’anno, mentre la potenza muscolare si riduce a una velocità doppia (3-4% all’anno), è evidente come un insulto chirurgico acuto possa spingere immediatamente il paziente fragile al di sotto della soglia di autosufficienza.
Senza potenza, anche con una forza discreta, il paziente non riesce a svolgere in sicurezza alcune attività quotidiane fondamentali per l’autonomia personale. Ad esempio, alzarsi dalla sedia o dal letto richiede un picco di potenza immediato; anche la prevenzione delle cadute nel post-operatorio dipende dalla velocità di attivazione muscolare. Anche il paziente giovane può risentire di questo deficit: nella ricostruzione del legamento crociato anteriore, il ritardo di attivazione del quadricipite può compromettere la protezione dell’impianto durante il cammino.
Come valutare la powerpenia
Il gold standard clinico per la stima indiretta della potenza degli arti inferiori è il 5 times sit to stand test (5XSST). Al paziente viene chiesto di alzarsi e sedersi il più velocemente possibile da una sedia standard (altezza di circa 43 cm) per 5 volte di seguito, senza usare le braccia. Nell’anziano, un tempo maggiore di 15 secondi predice una grave limitazione funzionale. Esistono formule validate che permettono di stimare la potenza (espressa in Watt) inserendo semplicemente il tempo del test, l’altezza e il peso del paziente. L’equazione più utilizzata e riconosciuta a livello internazionale è quella sviluppata da Alcazar et al. (pubblicata originariamente sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle) che stima la potenza media relativa e assoluta, partendo da dati antropometrici elementari.
Ricadute cliniche
Il dato acquisito può contribuire a individualizzare il trattamento e a renderlo più sicuro. Due pazienti potrebbero avere la stessa forza isometrica, valutata con dinamometro manuale, ma tempi molto diversi al 5XSST. Ad esempio, una donna di 70 anni (altezza 1,6 m; peso 60 kg) che esegue il test in 22 secondi, sviluppando una potenza relativa di circa 0.8-1 W/Kg, si trova ampiamente sotto la soglia critica di autonomia e presenta un rischio alto di caduta. La stessa donna, se impiega 11 secondi, con una potenza relativa di 2.2-2.5 W/Kg, è nel quartile corretto per età e si muoverà in sicurezza.
Oggi non è necessario fare questi calcoli manualmente: esistono strumenti digitali gratuiti che lo fanno rapidamente. PowerFrail ad esempio è l’app sviluppata dal gruppo di ricerca Genud dell’Università della Castiglia-La Mancia e dal Complesso Ospedaliero di Toledo ed è l’applicazione di riferimento a livello internazionale per valutare la fragilità e la potenza muscolare. Sit To Stand App, creata da un team di ricercatori e biomeccanici (tra cui Juan Diego Ruiz-Cárdenas), è l’app specificamente focalizzata sulla biomeccanica del passaggio da seduto a in piedi.
Conclusioni
Riconoscere la powerpenia sposta il paradigma riabilitativo. Nei giorni immediatamente successivi all’intervento non basta chiedere al paziente di eseguire contrazioni isometriche lente. Appena il dolore e la stabilità dei tessuti lo consentono, la riabilitazione deve mirare anche a movimenti con un’alta “velocità di intenzione”, per contrastare l’inibizione artrogenica e facilitare l’attivazione delle fibre rapide. Anche con carichi minimi (o solo con il peso dell’arto), chiedere al paziente di eseguire la fase concentrica del movimento “il più rapidamente possibile” è la chiave per la riprogrammazione motoria, l’accesso efficace agli schemi motori di base e la prevenzione delle complicanze legate alla fragilità.
In conclusione, la potenza muscolare è un tassello fondamentale per il recupero post-operatorio. Valutarla precocemente, utilizzando test funzionali standardizzati, permette di individualizzare meglio il percorso riabilitativo, trasformando un successo chirurgico in un successo funzionale.
Bibliografia:
1) Freitas SR, Cruz-Montecinos C, Ratel S, Pinto RS. Powerpenia Should be Considered a Biomarker of Healthy Aging. Sports Med Open. 2024 Mar 25;10(1):27.
2) Freitas SR, Cruz-Montecinos C, Bohn L, Pietta-Dias C, Baptista F, Tanaka H, Blazevich AJ, Nosaka K, Kawakami Y, Herzog W, Ratel S, Pinto RS. Powerpenia: moving towards the detection of meaningful human ‘skeletal muscle’ power loss. Br J Sports Med. 2025 Jul 31;59(16):1118-1119.
3) Alcazar J, Alegre LM, Van Roie E, Magalhães JP, Nielsen BR, González-Gross M, Júdice PB, Casajús JA, Delecluse C, Sardinha LB, Suetta C, Ara I. Relative sit-to-stand power: aging trajectories, functionally relevant cut-off points, and normative data in a large European cohort. J Cachexia Sarcopenia Muscle. 2021 Aug;12(4):921-932.
Autori:
Luca Marin, 1-5, Maria Bavado, 1,5,6, Nicolò Carlone, 1,5, Pamela Patanè, 3
1 Laboratorio di Riabilitazione e Chirurgia Ortopedica (Laros), Università degli Studi di Pavia
2 Dipartimento di Riabilitazione e Medicina dello Sport, Università di Ostrava (Repubblica Ceca)
3 Laboratorio di Attività Motoria Adattata (Lama), Università degli Studi di Pavia
4 Asomi College of Sciences, School of Medicine, Swieqi (Malta)
5 Unità Operativa di Riabilitazione, Istituto Cura Città di Pavia
6 Corso di laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie, Università Statale di Milano








