In questa fase di lunga convivenza con il virus l’approccio interventistico, che porta il chirurgo alla scelta dell’opzione protesica in tempi rapidi, potrebbe lasciare spazio a un approccio più conservativo, orientato a ritardare nel tempo l’intervento. A spingere in questa direzione possono essere più motivazioni: la necessità medica di posticipare l’ospedalizzazione di un paziente fragile a dopo la pandemia, l’esplicita richiesta dei pazienti di rimandare i ricoveri, ma anche la necessità da parte del chirurgo di “prendere tempo”, vista la mole di chirurgia da dover recuperare dopo il blocco del lockdown.
Sarà una spinta decisiva per la medicina rigenerativa? In ogni caso tale approccio potrebbe rivelarsi un’importante arma a disposizione nel caso di successive ondate del virus e di nuove limitazioni, locali o nazionali, all’attività ospedaliera.
Facciamo il punto con Laura de Girolamo, direttore di Regain (regain-galeazzi.com), il Centro di terapie di medicina rigenerativa dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, e responsabile scientifico del Laboratorio di biotecnologie applicate all’ortopedia dello stesso ospedale.
Dottoressa de Girolamo, dopo il lockdown ha riscontrato un incremento del ricorso alle terapie di medicina rigenerativa da parte dei chirurghi ortopedici?
In generale la pandemia e il lockdown hanno portato nel settore sanitario una scossa di portata a noi finora sconosciuta, con effetti che abbiamo già potuto riscontrare e altri che riusciremo a valutare meglio solo nel medio-lungo periodo.
Tra quelli a breve termine, oltre ai ritardi delle liste operatorie docuti all’inattività dei mesi di lockdown, vi è un altro fenomeno, per certi versi inverso, ovvero la riluttanza di alcuni pazienti – soprattutto i più anziani e/o fragili – a recarsi in ospedale, specialmente se il trattamento comporta una degenza di più giorni. Diverse sono state le richieste di cancellazione di interventi chirurgici, anche da parte di chi era in lista d’attesa da diversi mesi.
In questo contesto i trattamenti di medicina rigenerativa forniscono al chirurgo un’alternativa per dare comunque sollievo ai pazienti senza necessariamente ricorrere alla chirurgia maggiore. Rispetto al periodo pre-pandemia il nostro Centro non ha riscontrato un reale incremento del numero di trattamenti perché eravamo già a un buon livello di saturazione. Tuttavia, considerando la flessione in tutte le attività e in tutti i settori dovute alla pandemia, ci riteniamo soddisfatti del numero di pazienti che a partire dalla metà di giugno riusciamo a trattare, specialmente se consideriamo che purtroppo parliamo ancora di terapie non rimborsate dal Ssn, interamente a carico dei pazienti.
Abbiamo invece notato un maggior interesse, quantomeno esplorativo, da parte di diversi chirurghi che fino a qualche mese fa non avevano mostrato particolare attenzione all’approccio rigenerativo. Segnale forse di una situazione che sta cambiando davvero tutte le nostre vecchie abitudini. In questo caso, mi permetto di dire, un cambiamento positivo.
Sono tutte procedure ambulatoriali, attuabili quindi anche in caso di una nuova sospensione della chirurgia elettiva? Quali in particolare possono essere dispensate in contesto extra-ospedaliero, negli ambulatori privati?
I trattamenti di medicina rigenerativa per via infiltrativa di ortobiologici (concentrati piastrinici e cellulari) sono procedure ambulatoriali nel senso che non necessitano di una degenza e pertanto in caso di una nuova sospensione della chirurgia maggiore – che ci auguriamo non avvenga più – potrebbero essere comunque eseguiti.
Tuttavia, a eccezione dei trattamenti con emoderivati a uso non trasfusionale (Prp e affini) che vengono preparati con sistemi chiusi, tutte le altre procedure (Prp e affini con sistemi semi-aperti e concentrati cellulari da midollo osseo e tessuto adiposo) richiedono per legge di essere eseguiti quantomeno in un ambulatorio chirurgico.
In un periodo già caratterizzato da una situazione sanitaria molto complicata è ancora più importante lavorare in un contesto di assoluta sicurezza e nel rispetto delle regole, che non sempre gli ambulatori privati dei singoli medici possono invece garantire. Da qui la nostra convinzione che centralizzare questi trattamenti in strutture appositamente dedicate, come Regain, sia la scelta più opportuna.
Per quanto tempo è possibile rimandare un intervento di protesi di anca o ginocchio grazie a queste terapie?
È una domanda molto interessante, a cui vorrei poter dare una risposta suffragata da dati scientifici. In realtà questi dati non sono ancora disponibili e, quando lo saranno, saranno di difficile interpretazione perché le variabili da considerare sono moltissime. Tuttavia posso affermare che nella nostra casistica, ormai composta da più di 150 pazienti che presentavano quadri artrosici piuttosto avanzati e un’indicazione alla chirurgia, a distanza di un anno dal trattamento circa il 50% non è ancora ricorso alla sostituzione articolare.
Se, e per quanto tempo ancora, questo dato sarà confermato lo sapremo dire tra qualche mese, quando la raccolta dati sarà andata avanti. Di una cosa però sono certa: è sbagliato additare come “non efficaci” i trattamenti con ortobiologici, specie se eseguiti in pazienti con una situazione piuttosto compromessa, se dopo qualche mese (6-12) si ripresentano i sintomi con la stessa intensità del pre-trattamento. È bene ricordare che parliamo di terapie immunomodulanti e con potere antinfiammatorio utilizzate in contesti degenerativi il cui corso non viene interrotto né deviato dal trattamento. Pertanto, consiglio al chirurgo di informare fin da subito il paziente che, qualora il trattamento dia dei benefici, questi saranno temporanei proprio per i motivi sopra menzionati, ma che sarà possibile ripetere il trattamento – ipoteticamente per un numero infinito di volte – per tornare ad avere gli stessi benefici. Una terapia in un certo senso “cronica”, che ovviamente potrebbe cessare di funzionare quando il divario tra la gravità del quadro articolare e l’effetto immunomodulante degli ortobiologici sarà troppo elevato.
Andrea Peren
Giornalista Tabloid di Ortopedia









