Negli Usa si interrogano su come e in quanto tempo raggiungere la parità di genere in ortopedia e traumatologia. Senza correttivi, non basteranno 300 anni. In Italia la Siot si muove, anzitutto riconoscendo l’esistenza del problema e analizzandone le cause
Quanto tempo ci vorrà per raggiungere la parità di genere nella chirurgia ortopedica? Se lo chiedono su Clinical Orthopaedics and Related Research Atul F. Kamath, della Cleveland Clinic Foundation, e un gruppo di colleghi che hanno concluso uno studio sul tema. La risposta è sconfortante: a questo ritmo serviranno più di 300 anni. I dati sono riferiti agli Stati Uniti, ma il problema riguarda evidentemente anche il resto del mondo. «Per accelerare la tendenza verso la parità di genere – afferma Kamath – dovranno essere apportati cambiamenti sostanziali a tutti i livelli dell’istruzione e della leadership ortopedica. I nostri risultati supportano la necessità di cambiamenti nelle scuole di medicina, nei tirocini clinici ospedalieri, oltre che nelle società scientifiche».
I numeri in Usa
La ricerca ha attinto ai dati delle assicurazioni mediche statunitensi e ha messo in luce che solo otto chirurghi ortopedici praticanti su cento sono donne; anche nelle altre specialità mediche sono ancora una minoranza, ma con una percentuale nettamente più alta, il 36%.
Nell’ultimo decennio, le chirurghe ortopediche sono aumentate, ma a un ritmo troppo basso: senza un’accelerazione, negli Stati Uniti bisognerà aspettare fino al 2236 perché le donne siano rappresentate come nelle altre specialità mediche e fino al 2354 per arrivare alla parità con gli uomini, in un Paese dove la popolazione femminile è del 51%.
I ricercatori hanno anche analizzato le tendenze per sottospecialità ortopedica. Nel 2019, le donne erano un po’ più numerose nell’ortopedia pediatrica (il 26%) e nella chirurgia del piede e della caviglia (14%), ma solo tre su cento nella chirurgia ricostruttiva degli adulti, così come nella chirurgia vertebrale.
Negli Stati Uniti esiste un gruppo di supporto per l’aumento del numero di donne in chirurgia ortopedica, la Ruth Jackson Orthopaedic Society, presieduta da Julie Samora, che plaude agli autori dello studio per aver evidenziato questa criticità ma sostiene che «la proiezione di oltre trecento anni per raggiungere una rappresentanza di genere che rifletta la popolazione statunitense è allarmante. Stiamo perdendo un’enorme quantità di talento e questo ricade in un sostanziale disservizio per i nostri pazienti. È il momento di impegnarsi ad agire, e compiere sforzi intenzionali e coordinati per aumentare la presenza delle donne nell’ortopedia. Ridurre la diversità di genere non solo migliorerà i nostri programmi e la nostra professione, ma anche la cura generale dei nostri pazienti».
Kamath crede che la comunità ortopedica dovrebbe prendere spunto da altri campi che hanno avuto più successo nell’aumentare la rappresentanza delle donne: «non è impossibile raggiungere la parità di genere, ma bisogna prima di tutto riconoscere che si tratta di un problema e poi fare qualcosa al riguardo».
Casa Italia: Siot muove i primi passi
Da questa parte dell’Atlantico, dove la questione si pone in termini persino più gravi, qualcosa si sta provando a fare. La Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) – in cui la rappresentanza femminile è dell’11,4% – ha istituito la commissione Pari Opportunità e Medicina di Genere, coordinata da Maria Silvia Spinelli e con una rigorosa composizione paritaria. La commissione analizza la situazione italiana riguardo alla disparità di genere non solo nelle corsie ospedaliere, ma anche nella formazione, nelle associazioni e nella produzione scientifica, evidenziando le difficoltà che le donne scontano nel seguire un percorso professionale e nel raggiungere le posizioni apicali, oggi occupate quasi esclusivamente da uomini. Ormai, tra i neolaureati in medicina, il rapporto tra uomini e donne è molto vicino al 50%, ma restano poche le neolaureate che decidono di specializzarsi in ortopedia.
«Il presidente Siot Paolo Tranquilli Leali ha nominato questa commissione – dice Maria Silvia Spinelli – proprio perché le riviste scientifiche di settore avevano cominciato a evidenziare una problematica in termini di risorse umane di specialità. È emerso prima di tutto un dato quantitativo in termini di talenti gender specific che vengono dispersi. Successivamente sono stati condotti degli studi per effettuare anche un’analisi qualitativa, in modo da capire quali sono le ragioni che portano a una discrepanza di genere numericamente così marcata anche rispetto alle altre specialità chirurgiche».
Spinelli riferisce che alcune analisi sono state condotte negli Stati Uniti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia attraverso questionari. «Si è visto che un fattore di scelta determinante per le dottoresse che hanno deciso di specializzarsi in chirurgia ortopedica è stata la presenza di almeno una donna nel reparto in cui erano andate a fare il periodo di formazione prima di scegliere la specializzazione: è quello che si chiama role modeling, e significa che le donne non scelgono una specialità in cui ci sono solo uomini, alimentando così un circolo vizioso».
L’altra parola chiave è mentorship. «Spesso, le donne che hanno scelto di dedicarsi all’ortopedia avevano fatto un internato in quella specialità e il loro mentor le aveva interessate e coinvolte nella materia. Purtroppo, si è visto che i chirurghi arrivati a un livello professionale elevato tendono a coinvolgere maggiormente gli studenti di sesso maschile e dunque la segregazione professionale agisce come difetto di mentorship».
Spinelli riferisce che la situazione italiana è ancora più in ritardo di quella nordamericana: «negli Stati Uniti ci si è fatto carico del problema e si sta cercando di risolverlo anche mettendo figure femminili nei ruoli presidenziali delle maggiori società. Basti ricordare Kristy L. Weber, che è stata nominata presidente della principale società ortopedica, la American Academy of Orthopaedic Surgeons. In Italia questo non succede, non solo nelle cariche apicali ma nemmeno nei panel dei congressi o delle società scientifiche; nei consigli direttivi delle società e nei panel di esperti, siamo appena all’1%».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia:
Acuña AJ, Sato EH, Jella TK, Samuel LT, Jeong SH, Chen AF, Kamath AF. How Long Will It Take to Reach Gender Parity in Orthopaedic Surgery in the United States? An Analysis of the National Provider Identifier Registry. Clin Orthop Relat Res. 2021 Mar 19.









