Al centro del dibattito del Trauma Meeting ci sono gli esiti e i fallimenti dell’osteosintesi nelle fratture articolari di anca e ginocchio. Quadri frequenti e trasversali in ambito ortopedico-traumatologico
L’Otodi Trauma Meeting rappresenta ad oggi il maggior congresso di traumatologia a livello nazionale. La tredicesima edizione prevista per il 2020 è stata posticipata di un anno a causa della pandemia, ma viene ora riproposta nella sua sede tradizionale e nella forma in presenza. Il Trauma Meeting si terrà da mercoledì 6 a venerdì 8 ottobre al Palazzo dei Congressi di Riccione e sarà il primo grande evento dell’ortopedia italiana del 2021.
Nell’ottica di un ideale proseguimento con l’ultima edizione in presenza del 2019, nel congresso si intendono approfondire alcune tematiche relative al trattamento degli esiti traumatici delle due articolazioni maggiori dell’arto inferiore, anca e ginocchio.
A presiedere l’evento sono due ortopedici piemontesi: Lucio Piovani, direttore della struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Aso S. Croce e Carle di Cuneo, e Marco Schiraldi, primario di Ortopedia dell’ospedale di Verduno, in provincia di Cuneo.
Presidenti, quanto sono frequenti e che quadri clinici presentano i fallimenti dell’osteosintesi nelle fratture articolari di anca e ginocchio?
Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, circa 45 milioni di persone nel mondo, e oltre 400 mila in Italia, sono affette da disabilità permanente secondaria a un trauma e, in una percentuale molto elevata, questi esiti sono riferibili a traumi a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.
L’approfondimento del tema della prevenzione dei fallimenti delle osteosintesi, scelto per il tredicesimo Trauma Meeting, ha evidenziato come sia frequente l’evenienza di un risultato poco o per nulla soddisfacente a seguito del trattamento chirurgico di una patologia traumatica.
Certamente le fratture articolari degli arti inferiori sono le più invalidanti, e i dati emersi parlano di percentuali di insuccesso fino al 50% nelle sintesi delle fratture del femore prossimale. Le complicanze sono prevalentemente di natura biologica in presenza di fratture intracapsulari e biomeccaniche in caso di fratture extracapsulari. In quest’ultimo caso, le complicanze legate al fallimento dei mezzi di sintesi raggiungono il 45% circa, essendo notevolmente ridimensionata la percentuale di criticità legate a mancata guarigione.
Quali problematiche intervengono quando c’è la necessità di ricorrere a una amputazione?
Il tasso di complicanze in caso di fratture articolari del ginocchio e del pilone tibiale assume una portata notevole, specie in presenza di associato danno vascolare o di esposizione, con un 2% di possibilità di arrivare a un’amputazione.
Proprio l’ultima sessione del congresso ha una parte dedicata all’argomento amputazioni che, se eseguite correttamente, grazie alla moderna tecnologia delle protesi esterne, può comunque portare a risultati gratificanti.
Le percentuali di complicanze presentano valori estremamente variabili, a causa di una mancata omogeneità dei casi considerati e di una serie di complicanze legate a morbidità coesistenti o pre-esistenti: si pensi a problematiche sistemiche quali il diabete, patologie vascolari, patologie neurologiche, che inficiano inevitabilmente il decorso post-operatorio.
Gli esiti in traumatologia rappresentano dunque una problematica estremamente attuale e meritevole di scambio di informazioni e di esperienze tra professionisti ortopedici. Uniformare i trattamenti rappresenta il punto di partenza per poter studiare in maniera significativa i risultati.
Quali risultati si ottengono con l’osteosintesi e quali fattori influiscono?
La severità di una frattura e la scelta del mezzo di sintesi sono fattori importanti, così come è ormai noto quanto il timing di intervento possa determinare un buon risultato. Durante il congresso, un interessante tema di discussione, anche attraverso l’analisi di casi clinici, riguarda le modalità e le tempistiche di intervento nel post-operatorio con complicazioni, al fine di limitare o evitare un danno permanente.
La definizione degli esiti riguarda il danno permanente che, a seguito di un trauma e del trattamento chirurgico o conservativo, porta un paziente a limitazioni nel movimento articolare, dolore, dismetria, limitazione delle normali attività lavorative e ludico-relazionali.
Le aspettative attuali da parte dei traumatizzati sono molto alte, idealmente si vorrebbe sempre tornare allo stato di salute precedente al trauma e anche di più. Certamente le tecniche chirurgiche moderne associate al corretto utilizzo di mezzi di sintesi sempre più performanti ha migliorato la nostra capacità di riparazione del danno, tuttavia è necessaria una corretta informazione nell’ambito del rapporto medico-paziente. È indispensabile rendere chiare al paziente le difficoltà e le reali possibilità di trattamento, nonché i risultati attesi, le complicazioni possibili fino allo scenario peggiore, con relative soluzioni.
Nella seconda giornata di lavori congressuali il tema principale è la difficoltà di gestione degli esiti consolidati e invalidanti attraverso la sostituzione protesica articolare, che non è una via di fuga ma la fine di un percorso. Vanno considerate le difficoltà specifiche legate alla presenza di pregresse cicatrici, di mezzi di sintesi quasi sempre da rimuovere, la gestione delle deformità complesse e delle possibili correzioni attraverso l’intervento di protesi articolare.
Si tratta di patologie trasversali in ambito ortopedico-traumatologico e, nella presentazione al congresso, affermate che i principi di trattamento devono essere conosciuti dall’ortopedico ospedaliero anche più giovane. Questo avviene nella realtà o si avverte un ulteriore bisogno formativo?
Questo è il punto di giunzione tra traumatologia ed ortopedia, il campo in cui la patologia diviene trasversale: il medico che si occupa di casi di protesi o revisione in esiti traumatici deve avere competenze allargate. Questo è il motivo che ci spinge a sostenere con forza la necessità assoluta che anche i giovani ortopedici, assunti nel pubblico, non finiscano per essere solo bravi traumatologi, lasciando la gestione della maggior parte dell’ortopedia al privato convenzionato.
La sanità pubblica è un bene da preservare, i nostri ospedali devono rimanere centri dove l’ortopedia e la protesica vengono insegnate e coltivate: solo così avremo una giovane classe medica in grado di gestire casi complessi di artrosi o sequele post-traumatiche. A tal proposito il Boot Camp Otodi, evento di straordinaria potenza formativa, rivolto ai medici specialisti in formazione, precede il Trauma Meeting ed è ormai diventato appuntamento fisso e imprescindibile.
Passiamo all’altro tema centrale del congresso, le infezioni post-chirurgiche: quali criticità particolari assumono in traumatologia?
Grande attenzione in passato è stata riservata alle infezioni in traumatologia, specie in casi di esposizione cutanea delle fratture. Sono stati individuati percorsi specifici di damage control delle fratture esposte e dei pazienti politraumatizzati, categorie a rischio maggiore di infezione. Tuttavia l’aumento della vita media e la presenza di pazienti anziani ma attivi, gravati di comorbidità tipiche dell’età avanzata (come diabete, cardiopatie, osteoporosi, cute senile ecc.) creano situazioni che devono essere tenute in grande considerazione.
Come si possono prevenire? Ci sono azioni e pratiche cliniche aggiuntive che sarebbe opportuno implementare?
Nella terza e ultima giornata vengono presi in considerazione i moderni indirizzi relativi alla diffusione e alla diagnosi delle infezioni, sottolineando come la collaborazione tra chirurghi e infettivologi sia indispensabile per la prevenzione e il corretto trattamento della patologia, ottimizzando l’utilizzo di antibiotici al fine di ridurre lo sviluppo di resistenze.
TRAUMA MEETING: SESSIONI INTERATTIVEALLA RICERCA DI UNA SINTESI PRATICA_«Oggi viviamo in un mondo sempre più frenetico e colmo di alte aspettative – affermano Marco Schiraldi e Lucio Piovani, presidenti del tredicesimo Trauma Meeting – in cui il danno traumatico viene spesso visto dai pazienti come una situazione facilmente risolvibile. I traumatologi affrontano quotidianamente patologie di pazienti che, colti improvvisamente da uno stato di grave invalidità, non possono percepire con la necessaria chiarezza le reali possibilità di cura, gli scopi del trattamento e anche l’impegno profuso dal chirurgo al fine di ridurre al minimo il danno permanente. Gli esiti traumatici dell’anca e del ginocchio, uno dei temi principali del Trauma Meeting di quest’anno, sono patologie molto frequenti, facili da incontrare nella pratica quotidiana negli ospedali e negli ambulatori anche delle strutture di minori dimensioni. Questi pazienti si rivolgono, con la stessa frequenza, al traumatologo così come all’ortopedico: tali patologie sono di fatto trasversali in ambito ortopedico-traumatico e anche i medici specialisti ospedalieri più giovani devono conoscerne i principi di trattamento».
Il programma scientifico del congresso prevede sessioni dinamiche e interattive, dove l’argomento principale viene presentato da specialisti esperti, cui segue una presentazione di casi clinici dove il confronto tra platea ed esperti porterà ad approfondire le variabili di trattamento, cercando infine una sintesi che sia un chiaro messaggio pratico, con la finalità di guidare l’attività quotidiana.
Le società superspecialistiche hanno collaborato al fine di approfondire alcuni temi del congresso e questo interscambio pone le premesse di una forte partecipazione e interesse. Come negli anni passati, è previsto un ampio spazio per i simposi aziendali, occasione per poter conoscere le innovazioni dei materiali e delle tecniche chirurgiche.
Una parte importante del programma è dedicata al trattamento delle infezioni, una complicanza temibile che va oggi affrontata con una metodologia rigorosa e con una decisa collaborazione multidisciplinare. Contemporaneamente e parallelamente alle sessioni dedicate ai medici si svolge, come di consueto, il meeting dedicato agli infermieri, realizzando un abbraccio ideale di competenze che si verifica nella realtà di tutti i giorni.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia










