È di pochi mesi fa l’incoronazione, da parte di Science, della semaglutide come “scoperta scientifica dell’anno”. Il farmaco, sviluppato contro l’iperglicemia, agisce anche sulle principali cause dell’obesità.
Secondo l’American Academy of Orthopaedic Surgeons (Aaos), l’obesità e il diabete aumentano il rischio di complicanze mediche o chirurgiche dopo un intervento di sostituzione articolare, come problemi di guarigione delle ferite e infezioni. Con l’aumento dell’uso della semaglutide tra i pazienti per il diabete e la gestione del peso, è però importante comprendere come possa influenzare gli esiti post-operatori dell’intervento di sostituzione articolare.
Due studi presentati al Congresso annuale Aaos 2024 hanno esaminato l’uso di questo farmaco e il suo impatto sull’artroplastica totale dell’anca, scoprendo che i pazienti che assumono semaglutide al momento dell’intervento hanno esiti post-operatori simili a quelli che non assumono semaglutide.
Il primo studio (1) è stato coordinato da David Momtaz, studente di medicina del quarto anno presso la Long School of Medicine – UT Health San Antonio, e da Daniel Pereira, specializzando in chirurgia ortopedica presso il Washington University Barnes-Jewish Hospital. Utilizzando un ampio database nazionale (TriNetX), i ricercatori hanno confrontato le complicanze post-operatorie tra i pazienti obesi che hanno utilizzato semaglutide e hanno subito una sostituzione totale dell’anca rispetto ai pazienti senza uso precedente del farmaco che hanno ricevuto lo stesso intervento. Sono stati analizzati complessivamente 616 pazienti in ciascuna coorte. L’età media dei pazienti era di 62,7 anni, il 55% era di sesso femminile ed erano obesi, avendo un indice di massa corporea medio di 35,5. Le complicanze post-operatorie sono state simili; i partecipanti di entrambi i gruppi hanno sperimentato un rischio analogo di revisione della protesi d’anca, infezione periprotesica, disturbi correlati agli oppiacei, infezioni del sito chirurgico, mortalità, insufficienza respiratoria, embolia polmonare, trombosi venosa profonda, disidratazione post-operatoria, comorbilità cardiovascolari, shock e lussazioni della protesi.
Il secondo studio (2) è stato ancora più favorevole alla semaglutide: non solo ha scagionato il farmaco da possibili effetti collaterali sugli esiti della chirurgia, ma ha rilevato un impatto positivo. I ricercatori, guidati da Matthew Magruder, specializzando presso il Maimonides Health di Brooklyn, New York, hanno valutato, nei pazienti diabetici che assumono semaglutide al momento dell’artroplastica totale d’anca, le complicazioni mediche, le complicazioni correlate all’impianto, i ricoveri e i costi. Lo studio, di tipo retrospettivo, ha esaminato i dati del database delle richieste amministrative effettuate dal 2010 al 2021.
Ebbene, l’analisi non ha dimostrato tassi di complicanze più alti rispetto ai controlli, ma una frequenza inferiore di ricoveri entro 90 giorni dall’intervento chirurgico e percentuali più basse di infezioni delle protesi articolari nei pazienti in cura con semaglutide. Nessuna differenza tra i gruppi per nessun’altra complicanza correlata all’impianto, per la durata del ricovero e neppure riguardo ai costi chirurgici o delle cure a 90 giorni.
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia:
1) Momtaz D, et al. The effect of semaglutide treatment on postoperative outcomes of total hip arthroplasty in patients with obesity: a matched study. AAOS 2024; Poster e003.
2) Magruder ML, Miskiewicz MJ, Rodriguez AN, Mont MA. Semaglutide use prior to total hip arthroplasty results in fewer postoperative prosthetic joint infections and readmissions. J Arthroplasty. 2024 Mar;39(3):716-720.








