Importanti novità per la cura dell’artrosi del ginocchio in fase dolorosa acuta arrivano da una ricerca condotta presso l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini. Lo studio, recentemente pubblicato su Rheumatology, ha indagato l’efficacia del neridronato, molecola della famiglia dei bisfosfonati, nel trattamento della sintomatologia dolorosa causata dalla presenza di un edema midollare osseo in grado di limitare fortemente lo svolgimento delle normali attività quotidiane.
Nell’ambito dello studio in doppio cieco, randomizzato contro placebo, che ha visto il coinvolgimento di 68 pazienti con artrosi del ginocchio, il farmaco è stato somministrato per via endovenosa e si è dimostrato efficace nel ridurre il dolore acuto già in 10 giorni, al termine di ciclo di trattamento che prevede una serie di quattro infusioni. Benefici ancora più evidenti si sono registrati alla valutazione successiva dopo due mesi. «I pazienti con questa patologia, soprattutto anziani, che solitamente vengono sottoposti a cure con antinfiammatori – ha spiegato Massimo Varenna, responsabile del centro per la diagnosi e il trattamento delle patologie osteometaboliche dell’Istituto Pini – con questa terapia potrebbero riprendere a fare una vita normale, come quella che conducevano prima della fase dolorosa acuta. Inoltre, la successiva risonanza magnetica mostrava che l’estensione dell’edema osseo si era ridotta grazie all’utilizzo di questo farmaco».
Già nel 2014 il gruppo di lavoro condotto da Massimo Varenna aveva contribuito a dimostrare l’efficacia del neridronato, individuandolo come l’unico farmaco al mondo in grado di curare pazienti algodistrofici con diagnosi precoce, con successiva indicazione di Aifa in Gazzetta Ufficiale. La sindrome algodistrofica, nonostante sia ancora considerata una malattia rara e resti ampiamente sottodiagnosticata, ha un’incidenza di 26 casi su 100.000 pazienti l’anno, soprattutto donne. La diagnosi precoce, tramite risonanza magnetica e scintigrafia, è di cruciale importanza per la cura di questa patologia, che è caratterizzata da edema midollare e una grave sintomatologia dolorosa che si manifesta con un’aumentata sensibilità al dolore (iperalgesia) e percezione di quest’ultimo come risposta a stimoli normalmente non dolorosi (allodinia). Il processo infiammatorio in atto si associa inoltre a una severa demineralizzazione dello scheletro della mano e del piede che può portare a fratture e invalidità permanente delle sedi interessate.
«In base a queste evidenze medico-scientifiche – ha commentato Massimo Varenna – risultano chiari due elementi palesemente interconnessi tra loro: da un lato l’importanza di sensibilizzare soprattutto i reumatologi e altri specialisti sull’algodistrofia in modo che siano in grado di diagnosticare i pazienti entro un tempo il più breve possibile dall’insorgenza della patologia. Dall’altro la necessità di tenere in considerazione la nuova indicazione di Aifa, perché, oltre a una diagnosi precoce, venga adottato da oggi in poi l’unico schema terapeutico validato, quello con neridronato».
Rachele Villa
Redazione Tabloid di Ortopedia








