I clinici sono alla costante ricerca di nuove e più efficaci strategie per la gestione del dolore post operatorio, di norma basate su un approccio multimodale che comprende anche gli anestetici locali. Tra questi c’è anche la bupivacaina, da oltre dieci anni disponibile anche in forma liposomiale a lento rilascio, per un effetto che può durare fino a 72 ore. L’effetto della bupivacaina liposomiale è stato valutato in vari studi nel corso degli anni, in riferimento a una grande varietà di interventi chirurgici, spesso con esiti positivi.
Recentemente The Journal of Bone & Joint Surgery ha pubblicato uno studio del Maimonides Medical Center di Brooklyn, New York, che mette in discussione la superiorità della bupivacaina liposomiale rispetto alla classica bupivacaina cloridrata per la gestione del dolore in pazienti sottoposti a emiartroplastica di anca in seguito a frattura intracapsulare isolata del collo del femore. Capire se la bupivacaina liposomiale sia davvero più efficace della formulazione standard nell’emiartroplastica di anca in pazienti geriatrici è importante anche dal punto di vista economico, dato che ha un costo decisamente superiore. Più nel dettaglio, gli autori sottolineano che, con riferimento al tipo di intervento preso in considerazione dallo studio, «l’uso della bupivacaina liposomiale non determina un miglioramento sostanziale del dolore post operatorio, nè tantomeno un miglioramento della funzione articolare o una riduzione della permanenza in ospedale».
Lo studio allestito dal team di ricerca newyorkese, guidato dal chirurgo ortopedico Mitchell K. Ng, è di tipo prospettico, randomizzato e in doppio cieco. 50 i pazienti arruolati, 25 trattati per il dolore post operatorio con bupivacaina cloridrata e bupivacaina liposomiale e 25 solo con bupivacaina cloridrata. Per valutare l’efficacia dei due trattamenti, gli autori hanno preso in considerazione l’intensità dolorosa, misurata con una scala visuale analogica, i milligrammi di morfina equivalenti (Mme) totali utilizzati, la comparsa di delirio e il tempo necessario per tornare a camminare grazie alla terapia fisica.
Come anticipato, gli autori non hanno osservato alcuna differenza statisticamente significativa, in nessuno degli outcome considerati. Per fare un esempio, i pazienti trattati con la soluzione liposomiale hanno in media percepito un dolore di intensità 2,26 Vas, mentre gli altri di 2,7 Vas. Non solo. Nelle prime 48 ore dopo l’intervento l’intensità dolorosa registrata è stata la medesima nei due gruppi, portando a una somministrazione di Mme simile. Infine, tutti i pazienti hanno avuto bisogno di circa 4 giorni di ricovero, prima di poter essere dimessi.
Questo risultato contrasta con altri presenti in letteratura, che indicano una netta superiorità della soluzione liposomiale. Tuttavia, il dottor Ng sottolinea che il suo team si è concentrato su un tipo di intervento molto specifico e poco frequente e che, quindi, lo studio non è in grado di contraddire la crescente mole di evidenze riferite all’efficacia di bupivacaina liposomiale nella gestione del dolore post operatorio, anche nell’artroplastica primaria.
Stefania Somaré
Giornalista Tabloid di Ortopedia








