I gabapentinoidi si stanno affermando come un’alternativa più sicura agli oppioidi per il trattamento del dolore neuropatico; il loro utilizzo è aumentato particolarmente tra gli anziani, soprattutto dopo l’ampliamento dell’indicazione per includere varie sindromi dolorose.
Da un recente lavoro australiano emergono però preoccupazioni, come riportato su Jama Network Open. Si tratta di uno “studio caso-caso con controllo nel tempo”, un approccio che confronta le esposizioni di una persona in momenti diversi, analizzando variazioni nel rischio nel tempo all’interno dello stesso individuo. Ebbene, l’uso di gabapentinoidi è risultato associato a un aumento del rischio di fratture dell’anca, soprattutto nei pazienti fragili o con malattia renale cronica. Oltre al rischio noto associato alla compromissione renale, lo stato di fragilità potrebbe essere un fattore di rischio importante da considerare nell’uso di questi farmaci.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 28.293 pazienti che hanno subito fratture dell’anca in un periodo di cinque anni. «I nostri risultati hanno mostrato che i pazienti avevano il 30% di probabilità in più di subire una frattura dell’anca entro due mesi dalla prescrizione di un farmaco gabapentinoide – ha dichiarato Simon Bell, professore presso la Monash University di Melbourne e coordinatore dello studio, ricordando che questi farmaci possono causare anche altri eventi avversi, tra cui vertigini, disturbi dell’andatura e problemi di equilibrio –. Il legame tra gabapentinoidi e fratture dell’anca è stato rilevato in tutte le fasce d’età, ma la probabilità di frattura è risultata maggiore tra i pazienti più fragili o con malattia renale cronica. Questi fattori dovrebbero essere considerati con attenzione quando si decide se prescrivere gabapentinoidi».
Questo è il primo studio a osservare specificamente un aumento della probabilità di fratture dell’anca nei pazienti fragili a cui sono stati dispensati gabapentinoidi, rispetto ai pazienti non fragili. I risultati impongono cautela nella prescrizione e un’attenta profilazione dei pazienti, in modo da valutare il rischio individuale di ciascuno.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








