Uno studio pubblicato su Bone Research da un team di ricercatori guidato da Zanjing Zhai della Shanghai Jiaotong University ha approfondito un tema di crescente interesse clinico: la relazione tra alcune terapie antiretrovirali utilizzate nella gestione dell’Hiv e lo sviluppo precoce dell’artrosi del ginocchio.
L’infezione da Hiv è notoriamente in grado di compromettere in modo significativo il sistema immunitario. Tuttavia, grazie alla diffusione dei regimi antiretrovirali, la diagnosi di Hiv è oggi considerata una condizione cronica gestibile, con una prognosi notevolmente migliorata rispetto al passato. Questo allungamento dell’aspettativa di vita ha spostato l’attenzione clinica verso le comorbidità non direttamente correlate all’Aids, tra cui l’artrosi, la cui incidenza risulta aumentata nella popolazione Hiv-positiva rispetto alla popolazione generale. In particolare, si è discusso a lungo sulla possibilità che l’Hiv favorisca un invecchiamento precoce delle articolazioni del ginocchio, determinando un incremento dell’incidenza dell’artrosi.
Lo studio cinese si è concentrato sugli inibitori della proteasi, una classe di farmaci comunemente impiegata nei protocolli di trattamento dell’Hiv. In un primo momento, è stato analizzato un campione di 151 persone sieropositive per valutare l’eventuale correlazione tra l’assunzione combinata di lopinavir e ritonavir e lo sviluppo precoce di artrosi al ginocchio. Secondo quanto riferito da Zhai, «i pazienti che ricevevano inibitori della proteasi hanno ottenuto punteggi inferiori nel questionario Knee injury and osteoarthritis outcome score rispetto a coloro che non ricevevano tali farmaci, suggerendo esiti funzionali peggiori». Inoltre, le indagini radiografiche hanno mostrato un’incidenza maggiore di alterazioni artrosiche nei pazienti trattati con questi farmaci.
In una fase successiva, i ricercatori hanno analizzato l’effetto di 25 diversi farmaci anti-Hiv sui condrociti, le cellule specializzate che costituiscono la cartilagine articolare, soggetta a degenerazione nei pazienti con artrosi. Esperimenti condotti sia su condrociti in coltura sia su modelli murini hanno evidenziato che il lopinavir esercita un impatto particolarmente dannoso su tali cellule, accelerandone la degradazione e promuovendone la senescenza, ovvero il blocco permanente della crescita e della divisione cellulare.
I ricercatori hanno anche compreso i meccanismi molecolari alla base di questo effetto, osservando un effetto diretto tra il farmaco e il gene Zmpste24, già noto per il suo coinvolgimento nei processi di invecchiamento e nelle patologie articolari, e la cui espressione risulta inibita dal lopinavir.
«Questo studio – ha dichiarato Zhai – fornisce nuove evidenze sui regimi contenenti inibitori delle proteasi e la loro associazione con lo sviluppo precoce dell’artrosi del ginocchio nelle persone che vivono con l’Hiv».
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








