Dopo il suo utilizzo nella protesica d’anca e di ginocchio (www.orthoacademy.it/acido-tranexamico-per-ridurre-trasfusioni-in-chirurgia-protesica) arriva anche la conferma per gli interventi di chirurgia vertebrale: l’acido tranexamico (Txa) è efficace e sicuro per ridurre le perdite ematiche.
Si tratta di una molecola che blocca la formazione di plasmina, producendo di conseguenza una inibizione della lisi del coagulo di sangue: è quindi classificata tra le sostanze antifibrinolitiche.
Tre ortopedici cinesi, dell’Università di Tianjin e dell’ospedale della stessa città, hanno cercato nei principali archivi elettronici per identificare tutti gli studi scientifici rilevanti che hanno valutato gli effetti del ricorso all’acido tranexamico rispetto al placebo in interventi chirurgici su pazienti affetti da scoliosi. Lo studio è stato pubblicato online lo scorso novembre su European Spine Journal.
La metanalisi è stata condotta sulla base di quattro studi randomizzati e sei non randomizzati, con un campione complessivo di 685 patienti (347 nel gruppo Txa e 338 nel gruppo di controllo). Si è così dimostrato che l’acido tranexamico riduce la perdita di sangue intraoperatoria e totale nella chirurgia per la scoliosi; è anche in grado di aumentare i livelli di emoglobina rilevati 24 ore dopo l’intervento.
Attualmente, l’utilizzo di Txa nella chirurgia delle deformità spinali non rappresenta uno standard e dipende molto dal chirurgo; la situazione è differente nella protesi totale d’anca e di ginocchio, in cui vi si ricorre ampiamente con somministrazioni a livello topico oppure con iniezione intravenosa, modalità dimostratesi entrambe ugualmente efficaci e sicure.
La metanalisi dei ricercatori cinesi non ha permesso di chiarire se gli effetti positivi dell’acido tranexamico permettano anche di ridurre la necessità di trasfusioni nella chirurgia per la scoliosi (riduzione già dimostrata per la protesica). In effetti, negli studi esaminati, le trasfusioni sono diminuite nei pazienti trattati con Txa, ma non c’è una rilevanza statisticamente significativa a causa di studi difficilmente confrontabili oppure dai numeri troppo esigui. Del resto, il bisogno di trasfusioni dipende da numerosi fattori intraoperatori, dalle comorbilità dei pazienti e dalle caratteristiche tipicamente disomogenee dei pazienti con scoliosi idiopatica.
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








