
Geoffrey Westrich, direttore di ricerca all’Hospital for special surgery di New York
La perdita di sangue e la necessità di trasfusioni sono tra le principali preoccupazioni associate alla chirurgia protesica, ma l’utilizzo innovativo di un vecchio farmaco si sta dimostrando efficace nel ridurne l’occorrenza: lo dimostra uno studio condotto all’Hospital for special surgery (Hss) di New York, coordinato da Geoffrey Westrich e presentato a Orlando, in Florida, al congresso annuale della American Academy of Orthopaedic Surgeons. Il farmaco è l’acido tranexamico (Txa), una molecola per l’inibizione del sistema della fibrinolisi, la lisi del coagulo del sangue, usata per decenni in chirurgia cardiaca, per trattare l’emofilia e per fermare l’eccessivo sanguinamento uterino.
Westrich e colleghi sono giunti alla conclusione che il Txa è sicuro ed elettivo nel ridurre le trasfusioni sanguigne di oltre il 50%: «abbiamo deciso di approfondire la questione perché riguardo all’utilizzo di questo farmaco in caso di interventi di sostituzione dell’anca e del ginocchio erano stati pubblicati risultati controversi; c’erano anche preoccupazioni su un possibile aumento del rischio di coaguli».
Gli autori hanno rivisto retrospettivamente le cartelle cliniche di 4.449 pazienti sottoposti ad artroprotesi di anca o ginocchio nei sei mesi precedenti; di questi, 720 avevano ricevuto acido tranexamico a livello topico, 636 lo stesso farmaco con iniezione intravenosa, mentre i restanti 3.093 non erano stati trattati con Txa. Per questi ultimi, si sono rese necessarie trasfusioni nel 22,1% dei casi, mentre il farmaco ne ha più che dimezzato la percentuale: 9,7%, senza differenze apprezzabili riguardo alle modalità di somministrazione. In termini di media di unità di sangue ricevuto, il Txa ha ridotto la necessità di due terzi: da 0,37 a 0,13. Anche i timori sui possibili effetti collaterali sembra siano stati fugati, infatti Westrich ha dichiarato che, «quando è stata valutata la sicurezza, non si è riscontrata alcuna differenza significativa nella formazione di coaguli sanguigni tra i pazienti che hanno ricevuto acido tranexamico, intravenoso o topico, rispetto ai pazienti non trattati».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








