Una quota consistente di pazienti sottoposti a ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio riporta una sintomatologia dolorosa e disfunzionale persistente anche a distanza di alcuni anni dall’intervento. Tale evoluzione è presumibilmente legata ad alterazioni strutturali della cartilagine tibio-femorale, effettivamente rilevabili alla risonanza magnetica, che innescano precocemente una degenerazione osteoartrosica di natura post-traumatica. Quale sia il meccanismo alla base della prognosi clinica negativa di questi casi, a dispetto della correttezza tecnica e dell’apparente successo, nell’immediato, della procedura chirurgica, non è però ancora chiaro.
Alcuni studi hanno messo in relazione il danno cartilagineo con difformità nella biomeccanica deambulatoria, e in particolare con un’anomala distribuzione del carico sia in eccesso che in difetto tra l’arto trattato e quello integro, tuttavia con interpretazioni talora contraddittorie. Ora un lavoro dei ricercatori dell’Università del North Carolina è il primo a mostrare da un lato un rapporto tra quadro sintomatico e specifiche anormalità del carico in singole fasi del ciclo del passo e dall’altro l’andamento di tale rapporto nel tempo.
In una popolazione di 128 soggetti di età compresa tra 18 e 35 anni reduci da un intervento monolaterale di ricostruzione del crociato anteriore, i ricercatori hanno utilizzato come parametro indicativo della condotta deambulatoria il valore della forza di reazione verticale al suolo (vGRF) nella fase di appoggio, misurandolo in tre diversi intervalli temporali del follow-up post-chirurgico (<12 mesi; 12-24 mesi; >24 mesi).
In accordo con l’ipotesi iniziale dello studio, le misurazioni hanno rivelato specifiche differenze nei valori di vGRF tra pazienti sintomatici e asintomatici, definiti sulla base dei punteggi ottenuti con la scala di valutazione Koos, e tra i controlli clinici del primo (<12 mesi) e del terzo (>24 mesi) periodo. In particolare, nel corso del primo anno dopo l’intervento i soggetti sintomatici hanno registrato rispetto ai soggetti asintomatici vGRF inferiori nel primo terzo (accettazione del carico) e nell’ultimo terzo (propulsione) della fase di appoggio e vGRF superiori nel terzo intermedio (midsupport), mentre a distanza di due o più anni dall’intervento tra i due picchi di vGRF si sono riscontrate differenze diametralmente opposte. Nell’intervallo compreso tra 12 e 24 mesi, invece, i valori dei due gruppi sono risultati sovrapponibili.
In sintesi i pazienti sintomatici tendono a limitare il carico sull’arto trattato nel primo periodo post-operatorio e al contrario ad aumentarlo abnormemente a distanza di tempo. «La distribuzione del carico nelle varie fasi del ciclo del passo rappresenta senz’altro un elemento critico per la salvaguardia dei tessuti cartilaginei e per l’ottimizzazione della biomeccanica articolare – sottolineano Brian Pietrosimone e collaboratori –. Le ricerche future dovranno chiarire i diversi aspetti e le implicazioni dell’alterazione del pattern deambulatorio osservata nei pazienti sintomatici ed esplorare i fattori che la favoriscono».
Monica Oldani
Giornalista Tabloid di Ortopedia









