
Una quota consistente di donne gravide con artrite reumatoide va incontro a un miglioramento della malattia nel corso della gestazione, grazie alla rimodulazione dei meccanismi pro e antinfiammatori che serve a indurre la tolleranza immunologica nei confronti del feto. La percentuale di casi in cui si verifica una riduzione dell’attività di malattia è attualmente compresa tra il 48% e il 65% (1). D’altra parte, nelle pazienti che godono di una remissione clinica durante la gravidanza si può riscontrare un’esacerbazione dei sintomi dopo il parto, mentre nelle gestanti con malattia in fase attiva si registra un’aumentata probabilità di complicanze gestazionali, del parto e neonatali.
Il recente studio italiano Record (2), istituito dalla Società italiana di reumatologia (Sir), ha indagato l’effetto delle modalità di gestione della malattia nel periodo preconcezionale e durante la gravidanza sugli outcome materno-fetali, allo scopo di individuare un protocollo diagnostico-terapeutico che possa essere considerato “ideale” in termini di riduzione del rischio di esiti avversi. I ricercatori, facenti capo ai dipartimenti di reumatologia dell’AOU Sant’Anna di Ferrara, dell’Asst Spedali civili di Brescia e dell’Irccs San Matteo di Pavia, hanno dapprima identificato sette indicatori di qualità dell’assistenza alle pazienti in età fertile, valutandone poi la correlazione con l’occorrenza delle diagnosi di complicanze materno-fetali. L’analisi è stata condotta su 443 gravide con artrite reumatoide registrate nel database Record tra il 2004 e il 2013, confrontate con 6.097 donne di controllo.
Nel comparto diagnostico sono stati compresi quattro indicatori, vale a dire l’esecuzione nei 18 mesi precedenti il concepimento o durante la gravidanza, fino alla data del parto/aborto, di almeno un esame ematochimico con misurazione di PCR e VES, di un esame radiologico o ecografico di mani e piedi, di almeno un dosaggio degli anticorpi anti-fosfolipidi, degli anticorpi anti-nucleo e degli anticorpi anti-antigeni nucleari estraibili anti-Ro (o anti-SS-A). Indicatori terapeutici sono stati considerati l’assenza di trattamento o il wash-out per i farmaci teratogeni quali metotrexate e leflunomide a partire dai sei mesi precedenti il concepimento e l’assenza di trattamento con i farmaci biologici abatacept, tocilizumab, rituximab, anakinra, certolizumab, etanercept, infliximab, adalimumab, golimumab a partire dalla data del concepimento.
Nel gruppo delle pazienti è stato riscontrato un tasso di esiti avversi, presi complessivamente, più alto che nella popolazione di controllo (35,4% vs 29,7%) e in oltre un quarto di esse (26%) si è avuto il fallimento dell’evento riproduttivo per aborto spontaneo o morte perinatale.
In base ai risultati, la gestione delle gravide con artrite reumatoide nel periodo periconcezionale e della gestazione secondo il protocollo clinico che gli autori hanno definito “ideale”, comprendente cioè tutti gli indicatori analizzati, ha mostrato un effetto favorevole sul decorso della gravidanza, riportando il rischio di esiti avversi a valori sovrapponibili a quelli della popolazione generale.
L’analisi multivariata per i singoli indicatori ha attribuito ai due indicatori terapeutici il ruolo più rilevante nella riduzione del tasso di complicanze, mentre tra gli indicatori diagnostici il dosaggio degli anticorpi anti-fosfolipidi si è rivelato essere particolarmente importante ai fini della stratificazione preconcezionale del rischio.
Monica Oldani
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia:
1. Förger F, Villiger PM. Immunological adaptations in pregnancy that modulate rheumatoid arthritis disease activity. Nat Rev Rheumatol. 2020;16(2):113‐122.
2. Bortoluzzi A, Andreoli L, Carrara G, et al. Improved pregnancy outcome in patients with Rheumatoid Arthritis who followed an ideal clinical pathway. Arthritis Care Res (Hoboken). 2020;10.1002/acr.24116.








