Che gli esiti degli interventi di revisione siano inferiore rispetto a quelli degli interventi primari è cosa nota, ma le ragioni non sono sempre del tutto chiare. Un team di ortopedici statunitensi ha recentemente proposto alcuni accorgimenti nella ricostruzione del legamento crociato anteriore, che dovrebbero migliorare la probabilità di successo dell’intervento.
A Nashville, durante l’edizione 2021 del meeting congiunto Aossm-Aana (American Orthopaedic Society for Sports Medicine e Arthroscopy Association of North America) è stato presentato uno studio in cui si suggerisce un approccio chirurgico transtibiale con la scelta di una vite di interferenza per la fissazione tra femore e tibia.
Ne sono autori chirurghi della Washington University e del Centro medico universitario della Vanderbilt University di Nashville, che hanno avviato la sperimentazione proprio con l’obiettivo di determinare se esistono fattori chirurgici relativi all’inervento di revisione in grado di influenzarne l’esito a medio termine.
I ricercatori hanno esaminato 1.234 pazienti di entrambi i sessi sottoposti a revisione della ricostruzione del legamento crociato anteriore, tra il 2006 e il 2011; ne hanno raccolto i dati demografici di base, le tecniche chirurgiche utilizzate e hanno valutato gli esiti con una serie di questionari. I pazienti sono stati seguiti con un follow-up di sei anni e il 77% di loro ha completato lo studio, permettendo un’analisi statistica dei risultati.
Gli autori hanno individuato tre fattori che hanno influenzato in maniera significativa i risultati dell’intervento di revisione, tra cui il tipo di fissazione scelta: l’uso di una vite di interferenza invece di un perno incrociato si è associato a una probabilità ridotta di 2,6 volte di dover ricorrere a un ulteriore intervento nei sei anni successivi. Questa tecnica si è rivelata superiore a tutte le altre metodiche adottate per la fissazione tra femore e tibia.
Il ricorso a un approccio chirurgico transtibiale rispetto a quello anteromediale ha portato a risultati significativamente migliori nelle scale di valutazione del dolore e della qualità della vita.
Riguardo alla posizione del tunnel al momento dell’intervento di revisione, i chirurghi hanno osservato che quando è stato mantenuto perché ritenuto già in posizione ottimale, si sono avuto risultati peggiori rispetto a quando si è deciso di sostituirlo.
Gli altri fattori che hanno influenzato negativamente gli esiti sono stati: il fumo di sigaretta, lo stato di obesità o sovrappeso, il sesso femminile, un breve periodo intercorso tra l’intervento primario e quello di revisione, un intervento di ricostruzione effettuato anche nel ginocchio controlaterale e, infine, condizioni più critiche con bassi livelli di attività del paziente prima dell’intervento, con punteggi inferiori nei questionari proposti.
Come fa notare Rick Wright della Vanderbilt University, autore dello studio, «molte di queste variabili possono essere controllate dal chirurgo durante l’intervento di revisione, migliorando in tal modo i risultati».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








