Nella chirurgia protesica del ginocchio il dolore post-operatorio rappresenta tuttora il primo scoglio della gestione del paziente nell’immediato e per le prime settimane. Il classico approccio multimodale basato sull’associazione di Fans, farmaci neuroattivi e oppiodi, per quanto normalmente efficace, impone la cautela legata alla somministrazione sistemica ripetuta e ai relativi effetti collaterali e oltretutto nel caso del trattamento perioperatorio non può ancora contare su protocolli condivisi.
Partendo da queste premesse e dalle recenti esperienze di sostituzione della tradizionale profilassi antibiotica con l’infusione intraossea preoperatoria di vancomicina in interventi di artroplastica sia primaria che di revisione, un gruppo di ricercatori dello Houston Methodist Hospital ha sondato la possibilità di adottare la medesima tecnica anche per l’analgesia.
In uno studio randomizzato controllato in doppio cieco hanno sottoposto 24 pazienti al trattamento antibiotico locale standard (500 mg di vancomicina in polvere diluita in 150 mL di soluzione fisiologica) aggiungendo per altri 24 pazienti 10 mg di morfina. L’infusione è stata praticata nella regione del tubercolo tibiale previo tourniquet con sistema di accesso EZ-IO. Il protocollo prevedeva per tutti i pazienti l’accesso a un regime di trattamento antalgico post operatorio se necessario, con acetaminofene 500 mg ogni 6 ore per il dolore lieve (da 1 a 3 sulla scala Vas), idrocodone più acetamonifene 10/325 mg ogni 4 ore per il dolore moderato (Vas 4-6) e ossicodone 5 mg ogni 6 ore per il dolore grave (Vas 7-10), e la valutazione a partire dalle prime ore successive all’artroplastica e per due settimane degli outcome di interesse: dolore, nausea e consumo di oppioidi (quantificato in milliequivalenti di morfina).
I soggetti del gruppo sperimentale hanno riportato per tutto il periodo punteggi Vas significativamente più bassi di quelli dei controlli e hanno assunto quantitativi inferiori di oppiodi sia nell’immediato post operatorio che nei 14 giorni seguenti. Inoltre una successiva valutazione degli esiti dell’intervento rispetto alla sintomatologia e alla funzionalità articolare effettuata a 2 e a 8 settimane di distanza con l’ausilio delle scale Koos JR (Global-10 and Knee Injury and Osteoarthritis Outcome Score for Joint Replacement) e Promis (Patient-Reported Outcomes Measurement Information System) ha evidenziato miglioramenti superiori in associazione con l’analgesia intraossea.
In due sottogruppi di pazienti infine gli autori hanno misurato le concentrazioni plasmatiche di interleuchina-6 dopo dieci ore dall’inizio della procedura chirurgica senza riscontrare differenze, dimostrando così l’efficacia antalgica del trattamento locale a parità di stato infiammatorio. Nessun rilievo particolare in entrambi i gruppi riguardo a effetti collaterali nel sito di inoculazione o sistemici.
Monica Oldani
Giornalista Tabloid di Ortopedia








