Per i pazienti sottoposti a intervento chirurgico per trauma al gomito, il trattamento intraoperatorio con acido tranexamico si è associato a una ridotta incidenza di una complicanza comune, l’ossificazione eterotopica. Lo riporta uno studio su The Journal of Bone & Joint Surgery, i cui risultati aggiungono nuove evidenze cliniche sul ruolo protettivo dell’acido tranexamico, principio attivo ad azione antiemorragica utilizzato in diversi ambiti della medicina per prevenire e trattare sanguinamenti dovuti a fibrinolisi.
L’ossificazione eterotopica, formazione ossea anomala nei tessuti molli, è potenzialmente invalidante e in passato ne è stata riportata una prevalenza fino al 40% a seguito di un intervento chirurgico per frattura traumatica del gomito. L’acido tranexamico è sempre più utilizzato per ridurre la perdita di sangue durante la chirurgia ortopedica e aveva già mostrato di ridurre le risposte infiammatorie post operatorie, che sono tra le cause più importanti dell’ossificazione eterotropica.
Lo studio retrospettivo ha incluso 640 pazienti con un’età media di 44 anni, escludendo invece i soggetti con meno di 18 anni, quelli con una storia di frattura del gomito, con lesioni del sistema nervoso centrale o del midollo spinale, con lesioni da ustione o distruttive. Tutti sottoposti a intervento per trauma del gomito, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi, solo uno dei quali ha ricevuto acido tranexamico. Il tasso di incidenza di ossificazione eterotopica è stato di circa la metà nei pazienti trattati con il principio attivo: 8,71% contro 16,18%. Anche i casi gravi, con presenza di limitazioni funzionali, erano minori nel gruppo trattato con acido tranexamico: 2% contro 5,8%.
Secondo l’autore principale, Cunyi Fan della Scuola di medicina dell’Università di Shanghai, in Cina, «la profilassi con acido tranexamico costituisce un’ottima strategia di prevenzione dell’ossificazione eterotopica che si può verificare dopo un intervento chirurgico per il trattamento di un trauma del gomito». I ricercatori cinesi riconoscono alcuni limiti nella loro analisi retrospettiva e sottolineano la necessità di studi che valutino i marcatori di infiammazione con precise analisi di laboratorio.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








