I pazienti sottoposti a protesi totale bilaterale del ginocchio sono a maggior rischio di diversi tipi di complicanze, rispetto ai pazienti sottoposti a intervento unilaterale: lo riporta uno studio pubblicato sul Journal of Bone & Joint Surgery a firma di un team della University of Southern California, a Los Angeles.
L’intervento bilaterale offre alcuni vantaggi rispetto ai due interventi eseguiti in tempi diversi: da una durata inferiore del ricovero in ospedale al fatto di sottoporsi a un solo periodo di riabilitazione, fino alla riduzione dei costi complessivi.
Tuttavia, come fa notare Nathanael D. Heckmann, autore senior dello studio, «i pazienti operati in contemporanea a entrambe le articolazioni sperimentano più frequentemente complicanze post operatorie, come embolia polmonare, ictus, anemia da perdita di sangue e necessità di trasfusione».
Gli studi che in passato avevano documentato l’aumento del rischio di complicanze, insieme a un tasso di mortalità più elevato, nei pazienti sottoposti a intervento bilaterale, scontavano però limiti importanti, tra cui l’assenza di un confronto diretto tra popolazioni simili di pazienti ma operati con strategie differenti. Heckmann e colleghi hanno deciso di porre rimedio a queste lacune metodologiche confrontando le complicanze e la mortalità rilevate in 21mila pazienti sottoposti dal 2015 al 2020 ad artroplastica bilaterale di ginocchio con una coorte omogenea di 126mila pazienti sottoposti a intervento unilaterale. I componenti dei due gruppi avevano un’età media di 64 anni e soffrivano di comorbilità simili.
Come previsto gli interventi bilaterali simultanei si sono associati a un aumento dei tassi di diversi tipi di complicanze rispetto a quelli unilaterali, e i ricercatori li hanno quantificati: embolia polmonare 0,27% contro 0,13%; ictus 0,13% contro 0,06%; insufficienza respiratoria 0,46% contro 0,34%. Anche l’anemia dovuta a perdita di sangue è stata più frequente (26,89% vs 14,86%) con un maggiore ricorso a trasfusioni di sangue (5,23% vs 0,67%). Questi maggiori rischi si sono osservati nonostante l’elevato uso di acido tranexamico per ridurre la perdita di sangue durante l’intervento chirurgico in entrambi i gruppi. Anche la probabilità di dover tornare in ospedale entro 90 giorni è stata più alta (2,80% contro 2,05%), ma non c’è stato un aumento significativo del rischio di morte in ospedale (0,05% contro 0,04%).
Dopo aggiustamento per i fattori confondenti, i rischi di embolia polmonare, ictus e anemia acuta da perdita di sangue sono risultati approssimativamente raddoppiati nel gruppo di protesi bilaterale, il rischio di riammissione nei tre mesi successivi all’intervento è stato di un terzo superiore e quello di trasfusioni di sangue si è moltiplicato di quasi nove volte.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








