L’ecografia dei linfonodi inguinali è un test prezioso per la diagnosi di infezioni articolari periprotesiche e la valutazione delle infezioni persistenti. È la conclusione, su Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, del primo studio che ha valutato la dimensione dei linfonodi inguinali rilevata attraverso l’ecografia come metodo diagnostico delle infezioni periprotesiche, oltre ad aver analizzato l’aspetto dei linfonodi inguinali nei pazienti con reimpianto.
Lo ha condotto un team di ricercatori della Chongqing Medical University, in Cina, che hanno arruolato in modo prospettico 176 pazienti sottoposti ad artroplastica primaria e di revisione dell’anca o del ginocchio. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a esame ecografico dei linfonodi inguinali prima dell’intervento, per poi valutarne il valore diagnostico.
I linfonodi contengono monociti, macrofagi, vasi linfatici e fluido linfatico; fanno parte del sistema reticoloendoteliale e sono fondamentali per le difese del corpo contro gli antigeni estranei poiché funzionano come filtri, rimuovendo le particelle estranee dai fluidi che attraversano i vasi linfatici. Quando un patogeno viene catturato nei linfonodi, può portare alla proliferazione e all’aumento di dimensione dei linfociti, che spesso si presenta come ingrossamento linfonodale focale nell’area di drenaggio linfatico. I linfonodi inguinali, localizzati nella parte superiore del triangolo femorale, ricevono materiale di reflusso linfatico dai linfonodi tibiali e poplitei anteriori, e sono la prima destinazione del reflusso linfatico di tutto l’arto inferiore. La linfoadenopatia inguinale localizzata è solitamente causata da infezioni, comprese malattie sessualmente trasmissibili e agenti patogeni nel tessuto degli arti inferiori. Nel presente studio, una dimensione di 19 mm è stata determinata come valore soglia ottimale per la diagnosi di infezione articolare periprotesica, con una sensibilità del 92% e una specificità del 96%. La dimensione media dei linfonodi inguinali è stata di 26 mm nel gruppo di revisione per infezione periprotesica, rispetto a 12 mm nel gruppo di revisione asettica.
L’analisi dei linfonodi inguinali si è mostrata più accurata rispetto alla valutazione della velocità di sedimentazione degli eritrociti (Ves) e della proteina C reattiva (Pcr) come strumento diagnostico. Gli autori ritengono che questo risultato sia particolarmente rilevante nel caso dei reimpianti, perché non esiste un gold standard diagnostico per determinare la persistenza dell’infezione e spesso il chirurgo deve prendere una decisione in base ai sintomi clinici e ai parametri di laboratorio, oppure deve fare riferimento alla propria esperienza clinica. Precedenti studi avevano dimostrato che marcatori sierologici come Pcr e Ves sono inaffidabili per valutare la persistenza dell’infezione da reimpianto.
A causa della mancanza di un follow-up clinico a lungo termine, i ricercatori cinesi non hanno potuto determinare con precisione se il recupero delle dimensioni dei linfonodi inguinali rappresenti la scomparsa dell’infezione patogena. In ogni caso, non è stata osservata alcuna recidiva di infezione in questa coorte di pazienti durante un follow-up fino a sei mesi.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








