È noto da tempo che l’esercizio moderato ha un effetto benefico sulla capacità di reazione del corpo all’infiammazione, ci sono varie ipotesi sui meccanismi biologici alla base del fenomeno, ma una risposta univoca e condivisa non c’è ancora.
Nuovi dati giungono da uno studio condotto su modello murino presso la York University, in Canada. I risultati, pubblicati sull’American Journal of Physiology-Cell Physiology suggeriscono che la spiegazione potrebbe risiedere nella produzione dei macrofagi, quelle cellule derivate dai monociti che sono presenti nel sangue e nei tessuti connettivi e che svolgono un ruolo fondamentale nel contesto dell’immunità naturale, esercitando la funzione di fagocitosi di particelle estranee.
«Abbiamo mostrato che l’attività fisica di intensità moderata “allena” i precursori dei macrofagi nel midollo osseo – ha affermato Ali Abdul-Sater, professore alla York e coordinatore della ricerca –. L’esercizio riesce a ottenere questo effetto cambiando il modo in cui quelle cellule respirano, ossia come utilizzano l’ossigeno per generare energia».
A differenza di molti degli studi condotti finora, che avevano osservato il potenziamento del sistema immunitario che avviene subito dopo l’esercizio fisico, i ricercatori canadesi hanno scoperto che questi cambiamenti si sono mantenuti anche a distanza di una settimana.
Spesso si sottolineano gli effetti negativi dell’infiammazione, ma si tratta della risposta del corpo alle infezioni e ad altri fattori di stress e gli autori dello studio ricordano che un certo livello di infiammazione è necessario e auspicabile. «L’infiammazione è un fenomeno sorprendente – ha spiegato Abdul-Sater – e costituisce una parte molto importante della nostra normale risposta immunitaria. Quello che ci preoccupa è l’infiammazione eccessiva. Malattie cardiache, diabete, molti tipi di cancro e malattie autoimmuni, iniziano essenzialmente perché c’è stata una risposta infiammatoria inappropriata».
Nei topi di laboratorio sono state necessarie dalle sei alle otto settimane di esercizio quotidiano prima che i cambiamenti diventassero evidenti rispetto agli animali mantenuti in regime sedentario: «questo tempo è richiesto affinché si produca un vero e proprio ricablaggio di molte funzioni cellulari, da come le cellule respirano, a come metabolizzano il glucosio, a come accedono al Dna».
Il prossimo obiettivo è passare da modello animale a modello umano, Abdul-Sater e i suoi collaboratori raccoglieranno cellule immunitarie da volontari umani che eseguiranno esercizi di varia intensità per vedere quali sono i regimi di allenamento più utili per bilanciare la risposta infiammatoria.
Un altro filone di ricerca sarà rivolto allo studio dell’infiammazione in malattie infettive come il Covid19 e malattie autoimmuni, in cui le risposte infiammatorie appaiono eccessive: le persone che si sono ammalate gravemente di Covid19 sono entrate essenzialmente in quella che viene chiamata una tempesta di citochine, con il rilascio di un numero enorme di questi mediatori prodotti dalle cellule infiammatorie, causa di un accumulo di liquido nei polmoni.
«La particolarità degli esseri umani – ha ricordato Abdul-Sater – è che non esiste un intervento che funzioni per tutti. Ne siamo consapevoli, tuttavia questo studio suggerisce un meccanismo generale: l’esercizio moderato e persistente non solo migliora la salute metabolica, ma anche la salute immunitaria a lungo termine».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








