Come è facilmente intuibile, i pazienti molto anziani presentano tassi di complicanze e mortalità più elevati in seguito a intervento di protesi totale di anca rispetto ai pazienti più giovani. Tuttavia, anche se l’età è un fattore significativo, i rischi nei novantenni sono in gran parte legati alla salute generale e alla forma fisica, secondo uno studio pubblicato su The Journal of Bone & Joint Surgery da Vincent Leopold dell’Ospedale Universitario Charité di Berlino.
Con l’invecchiamento della popolazione, il dibattito sulla sicurezza della chirurgia protesica d’anca in età avanzata assume una particolare importanza. Sebbene alcuni studi non abbiano riscontrato alcun aumento delle complicanze in seguito alla sostituzione totale d’anca per i novantenni, altri hanno riferito che il rischio di complicanze aumenta con l’età.
Lo studio tedesco di Leopold e colleghi si distingue per il gran numero di casi analizzati, censiti dal registro artroprotesi tedesco: 263.967 pazienti di età uguale o superiore a 60 anni, sottoposti a protesi totale d’anca tra il 2012 e il 2021. Di questi, 1.859 avevano raggiunto o superato i 90 anni. L’analisi si è concentrata sull’influenza che l’età e lo stato di salute dei pazienti hanno sui rischi di complicanze e morte associata all’intervento.
Nel complesso, i novantenni hanno avuto tassi di complicanze e mortalità più elevati rispetto ai gruppi composti da pazienti più giovani. Nello specifico, si sono verificate complicanze maggiori nel 19,9% dei pazienti ultranovantenni, rispetto al 10,7% registrato tra gli ottantenni, al 6,2% tra i settantenni e al 3,7% tra i sessantenni. Le più comuni comprendevano insufficienza renale acuta, delirio e anomalie della coagulazione del sangue. Ma anche il tasso di complicanze minori è aumentato con l’età, fino al 62,7% per i novantenni. Infine, il tasso di mortalità nei diversi gruppi ha avuto un andamento analogo: 26,5% oltre i 90 anni, rispetto all’11,8%, al 6,0% e al 2,8% verificati nei gruppi progressivamente meno anziani.
L’età è stata riconosciuta come fattore di rischio indipendente: per le complicanze maggiori e minori, così come per la mortalità, il rischio è aumentato con ogni anno aggiuntivo di età, con un aumento più significativo dopo i novant’anni. Ma i rischi aumentati nei novantenni si sono strettamente correlati alla presenza di comorbilità. Per esempio, il rischio di complicazioni gravi dopo la sostituzione dell’anca è stato circa 17 volte maggiore per i pazienti con anomalie della coagulazione, nove volte maggiore per quelli con paralisi e quasi otto volte maggiore per chi aveva disturbi della circolazione polmonare. Per quanto riguarda la mortalità, i fattori di rischio più significativi sono stati il cancro metastatico, i disturbi della circolazione polmonare, l’abuso di alcol, la paralisi o l’insufficienza cardiaca congestizia.
Le complicazioni hanno avuto un impatto significativo sul tasso di mortalità. Un anno dopo la sostituzione dell’anca, il tasso di sopravvivenza è stato del 94,4% per i nonagenari senza complicazioni gravi, rispetto al 79,8% per coloro con complicazioni gravi: anche per i pazienti con complicazioni, gli autori hanno verificato che si trattava di percentuali comunque inferiori rispetto alla popolazione generale di pari età.
Secondo Leopold, sebbene i tassi di complicazioni e mortalità siano più alti rispetto ai gruppi di età più giovani, questi rischi possono essere ridotti al minimo attraverso «un’attenta selezione dei pazienti e una preparazione adeguata».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








