Nei pazienti che si sottopongono a interventi di protesi totale d’anca, l’utilizzo della chirurgia assistita da robot e delle tecniche di navigazione chirurgica non sembra aumentare il rischio di infezione periprotesica. È questo il risultato di uno studio pubblicato su The Journal of Bone & Joint Surgery, a cura di Alberto Carli e colleghi dell’Hospital for Special Surgery di New York.
In tutto il mondo, la navigazione computerizzata e l’assistenza robotica sono sempre più utilizzate durante la chirurgia protesica d’anca. Queste tecnologie hanno dimostrato diversi benefici, tra cui un più preciso posizionamento delle componenti protesiche e un minor rischio di instabilità post-operatoria. Tuttavia, non ci sono evidenze conclusive di un effettivo miglioramento nei risultati funzionali a lungo termine o di una maggiore longevità dell’impianto.
Si tratta di tecnologie complesse e innovative, che hanno l’inconveniente di richiedere la presenza di attrezzatura aggiuntiva e di più personale in sala operatoria, con tempi operatori mediamente più lunghi. Proprio per questi fattori si è sempre temuto un aumentato rischio di contaminazione del sito chirurgico e di infezioni, una delle principali cause di fallimento delle protesi totali d’anca.
Per chiarire questi dubbi, l’équipe del dottor Carli ha analizzato i dati provenienti dalla loro esperienza diretta, attingendo alle cartelle cliniche di quasi 13mila pazienti sottoposti a sostituzione primaria totale dell’anca tra il 2018 e il 2021 nel centro ospedaliero dove operano. Durante questo periodo, la navigazione computerizzata è stata utilizzata nel 21% degli interventi e la chirurgia assistita nel 16%. Il restante 63% dei pazienti ha ricevuto un intervento standard.
Come previsto, quando utilizzate, entrambe le tecnologie hanno portato a tempi operatori più lunghi, anche se di esegui entità: in media due minuti in più con la navigazione guidata e undici minuti in più con l’assistenza robotica. Tuttavia non è stato rilevato un aumento significativo dell’incidenza di infezioni, che si sono verificate solo nello 0,4% dei casi, in linea con l’incidenza post-intervento standard.
«Il ricorso alla navigazione computerizzata e all’assistenza robotica attualmente riguarda una minoranza delle procedure di sostituzione dell’anca, tuttavia l’aumento dell’uso di tali tecnologie sembra inevitabile nei prossimi decenni, grazie ai vantaggi che offrono» scrivono i ricercatori americani. Il loro studio scioglie infatti alcuni dei principali timori, in termini di possibili complicazioni. «Mentre gli esiti a lungo termine clinici, funzionali e di longevità dell’impianto associati all’uso della navigazione computerizzata o dell’assistenza robotica devono ancora essere del tutto chiariti – concludono Carli e colleghi – i risultati del nosrtro studio rassicurano per quanto riguarda l’aumentata incidenza delle infezioni».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








