Si è pensato che l’aggiunta della vancomicina alla profilassi beta-lattamica nell’artroplastica potesse ridurre le infezioni del sito chirurgico, ma persistono molti punti riguardo alla sua efficacia e sicurezza che non sono mai stati chiariti.
Oggi, al momento dell’intervento chirurgico, per prevenire le infezioni viene generalmente somministrata la cefazolina, ma con l’aumento dei batteri antibiotico-resistenti si è ipotizzato che aggiungere un secondo farmaco potrebbe aumentare l’efficacia della profilassi. Il farmaco proposto è stato appunto la vancomicina, un antibiotico comunemente usato per il trattamento delle infezioni da Mrsa (Staphylococcus aureus resistente alla meticillina).
Ma dall’Australia, dove molti centri hanno adottato la pratica di somministrare sia cefazolina che vancomicina, giunge uno studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che mette in discussione l’efficacia di questa doppia terapia. Coordinata da ricercatori della Monash University di Melbourne, in collaborazione con chirurghi ortopedici e medici infettivologi, la sperimentazione ha mostrato che l’aggiunta di vancomicina non ha protetto dalle infezioni e potrebbe anzi averne aumentato il numero, oltre ad aumentare l’incidenza di reazioni avverse nei pazienti.
«Considerato il gran numero di protesi articolari eseguite in Australia e nel mondo – ha affermato Trisha Peel, prima autrice dell’articolo – il nostro studio ha fornito una risposta importante alla domanda se più antibiotici siano migliori per i pazienti sottoposti a chirurgia di sostituzione articolare, e la risposta definitiva è “no”. I nostri risultati avranno un impatto significativo sulla pratica clinica».
Lo studio Asap (Australian surgical antibiotic prophylaxis) ha coinvolto 4.239 pazienti senza storia di infezioni da Mrsa. Tra quelli i cui dati si sono potuti utilizzare per l’analisi, 2.233 erano stati sottoposti ad artroplastica di ginocchio, 1.855 d’anca e 30 di spalla, in 11 ospedali in tutta l’Australia, comprese strutture regionali e private. I pazienti sono stati randomizzati per ricevere vancomicina o soluzione salina placebo, in combinazione con cefazolina. Infezioni al sito chirurgico si sono verificate in 91 dei 2.044 pazienti del gruppo vancomicina (4,5%) e in 72 dei 2069 pazienti del gruppo placebo (3,5%). In particolare, nei pazienti sottoposti a protesi dell’articolazione del ginocchio, il rischio di contrarre un’infezione nel gruppo vancomicina è stato del 5,7%, rispetto al 3,7% del gruppo placebo.
La professoressa Peel ha affermato che i risultati evidenziano l’importanza di questi ampi studi clinici randomizzati e multicentrici: «molte cose sembrano logiche, ma non le sappiamo davvero per certo finché non vengono testate in un trial clinico di dimensioni importanti. Questo è uno di quei casi: più antibiotici non sono più efficaci, e in alcuni individui potrebbero essere stati addirittura causa di peggioramento».
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








