Anche negli interventi di artroplastica totale del ginocchio, il ricorso all’assistenza robotica è aumentato grazie alla possibilità di tagli ossei più precisi e uniformi, con una corrispondenza più accurata con le dimensioni dell’impianto.
Resta tuttora limitata la ricerca sulla sua efficacia nel ridurre il rischio di revisione. Sorprendentemente, nuovi dati hanno mostrato, in pazienti over 65, percentuali di revisione a due anni del tutto simili tra le sostituzioni di ginocchio eseguite con tecnica tradizionale e quelle effettuate con l’ausilio del robot.
Lo studio, presentato a San Diego, California, in occasione dell’ultimo congresso annuale dell’Aaos (American Academy of Orthopaedic Surgeons), ha utilizzato i dati del Registro nazionale statunitense delle protesi articolari.
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 9mila pazienti sottoposti dal 2017 al 2020 a sostituzione totale di ginocchio senza cemento confrontando quelli operati con assistenza robotica con quelli in cui si è utilizzata la tecnica tradizionale, con un follow-up minimo di due anni, in pazienti di età pari o superiore a 65 anni. Hanno così scoperto che le probabilità di revisione a causa di infezione o allentamento meccanico non differivano significativamente tra le due metodiche.
«Molti studi condotti da singoli chirurghi avevano mostrato in passato un miglioramento della precisione con la protesi totale di ginocchio assistita da robot – ha commentato Lucas Nikkel, professore di chirurgia ortopedica presso la Johns Hopkins Medicine e uno degli autori della ricerca –. Alcuni lavori precedenti suggerivano la possibilità di un recupero precoce e meno danni ai tessuti molli; tuttavia risentivano di significativi conflitti di interesse degli autori. Abbiamo dunque voluto effettuare uno studio di registro per eliminare i potenziali fattori di confondimento e capire se c’è una reale differenza quando questa tecnologia viene applicata alla chirurgia protesica di ginocchio».
Prendendo in considerazione pazienti relativamente anziani, gli autori si aspettavano tassi di fallimento più elevati, dato che l’efficacia della fissazione biologica potrebbe essere inferiore. «Riguardo al rischio di dover ricorrere a un intervento di revisione nei due anni successivi alla chirurgia primaria, abbiamo scoperto che non ci sono differenze significative tra tecnica assistita da robot e tecnica manuale. In questa popolazione la probabilità di un fallimento precoce è praticamente la stessa che si utilizzi o meno l’assistenza robotica. Alcuni pazienti chiedono una chirurgia assistita da robot perché hanno sentito dire che è migliore e più precisa, ma abbiamo dimostrato che non c’è un vero beneficio in termini di probabilità di dover tornare a breve termine in sala operatoria».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








