Nuove ricerche indicano che varie caratteristiche valutate tramite test di imaging possono rivelare il rischio di un individuo di sviluppare lesioni del menisco, una tra le problematiche più comuni all’articolazione del ginocchio.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Orthopaedic Research, è frutto dell’utilizzo della radiomica, in cui le immagini mediche ottenute da esami come Tac, risonanza magnetica o Pet vengono convertite in informazioni numeriche e poi analizzate con software avanzati che permettono di svelare dettagli altrimenti impercettibili.

In questo caso i ricercatori, esperti di varie discipline provenienti da diversi atenei statunitensi, hanno utilizzato immagini di risonanza magnetica di 215 persone con menischi intatti all’inizio dello studio e per i quali erano disponibili dati sullo stato meniscale lungo un periodo di quattro anni. Nel quadriennio considerato, 34 partecipanti hanno sviluppato lesioni del menisco. Ebbene, l’uso della radiomica applicata alle immagini ottenute all’inizio dello studio ha permesso di classificare correttamente 24 di questi 34 casi e 172 dei 181 controlli, con una sensibilità del 70,6% e una specificità del 95%.
Nello specifico, gli autori hanno eseguito un’analisi tramite un algoritmo di apprendimento detto “albero di classificazione e regressione (Cart)” per determinare le regole di classificazione e le variabili importanti che predicono l’incidenza di lesioni destabilizzanti del menisco. Il Cart ha identificato la presenza di livelli di grigio più intensi (cioè una trama più grossolana) in un’ampia zona del corno posteriore come la variabile più importante per prevedere coloro che avrebbero sviluppato una lesione destabilizzante del menisco mediale.
Pertanto, la tecnica fornisce misure sensibili e quantitative delle alterazioni del menisco che potrebbero aiutare i clinici a sapere quando intervenire per proteggere contro le lesioni del menisco. «Comprendere il rischio di lesioni del menisco attraverso la radiomica apre nuove possibilità per la gestione proattiva della salute del ginocchio, offrendo ai clinici uno strumento prezioso per anticipare e prevenire tali lesioni», ha affermato l’autore Matthew Harkey, della Michigan State University.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








