«L’influenza che il tipo di anestesia può avere sugli outcome perioperatori è stata ampiamente sottostimata – ha affermato il direttore dell’unità di Critical care services presso l’Hospital for Special Surgery di New York, Stavros Memtsoudis – e non è affatto un elemento da prendere alla leggera».
L’anestesia neuroassiale migliora gli outcome clinici rispetto all’anestesia generale nei pazienti sottoposti a sostituzione protesica d’anca o di ginocchio: lo dimostra uno studio pubblicato in maggio su Anesthesiology, in cui sono stati analizzati i dati degli interventi effettuati in 400 ospedali dal 2006 al 2010.
L’informazione riguardo al tipo di anestesia utilizzata è risultata disponibile nel 71,4% dei 528.495 pazienti considerati. La maggior parte di loro (il 74,8%) ha ricevuto anestesia generale, l’11% anestesia neuroassiale e il 14,2% anestesia combinata, generale e neuroassiale.
Nei soggetti trattati con anestesia generale, la mortalità a trenta giorni è stata notevolmente più elevata: lo 0,18% rispetto allo 0,10% degli altri pazienti. L’anestesia neuroassiale ha ridotto anche il rischio di complicanze polmonari di due volte negli interventi di protesi di ginocchio e di oltre il triplo in quelli di sostituzione d’anca.
Questo tipo di anestesia si è anche associata a degenze ospedaliere di durata inferiore e a costi sanitari complessivamente più ridotti. Una degenza prolungata (oltre il settantacinquesimo percentile) si è avuta per il 35,4% dei soggetti sottoposti ad anestesia generale, mentre le percentuali sono scese al 28,7% in caso di anestesia neuroassiale e al 27,4% in caso di combinazione delle due. Quanto agli oneri sanitari associati, il coordinatore della ricerca, Stavros Memtsoudis dell’Hospital for Special Surgery di New York, ha spiegato che «i pazienti che avevano ricevuto la sola anestesia generale hanno avuto il 30% di probabilità in più di rientrare nel gruppo che ha richiesto i costi maggiori». A rendere ancora più significativi i risultati, c’è il fatto, sottolineato dagli autori, che l’età media dei pazienti del “gruppo anestesia neuroassiale” era più elevata rispetto al “gruppo anestesia generale”, ed è noto che l’età avanzata si associa a complicazioni più frequenti.
Nel commentare i dati ottenuti dalla ricerca, Memtsoudis ha fatto notare che, «se consideriamo la modesta riduzione del rischio che si associa all’impiego di numerosi farmaci ampiamente utilizzati, come quelli contro il colesterolo, l’entità degli effetti che abbiamo riscontrato nel nostro studio è davvero impressionante».
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