I ricercatori della Marshall University e del Medstar Orthopaedic Institute, negli Stati Uniti, hanno scoperto che l’uso di un endoscopio di dimensioni pari a un ago durante la riparazione di una lacerazione parziale del menisco o meniscectomia, è associato a una significativa riduzione del dolore e a un miglioramento dei punteggi di esito dei pazienti a due settimane dall’intervento.
Lo strumento si chiama nanoscopio e rappresenta l’ultima frontiera della mininvasività a disposizione dei chirurghi ortopedici. È una versione ridotta dell’artroscopio tradizionale, con un diametro intorno ai due millimetri, e consente di visualizzare l’interno di un’articolazione in modo minimamente invasivo, facilitando diagnosi precise e l’esecuzione di piccoli interventi chirurgici, come appunto meniscectomie minori al ginocchio oppure tenotomie del capo lungo del bicipite nella spalla. Pur non sostituendo l’artroscopio tradizionale, il nanoscopio trova applicazione anche in ambito ambulatoriale, permettendo di eseguire procedure in anestesia locale. Utilizzata insieme alla medicina rigenerativa, la nanoscopia consente una visione diretta della cartilagine e dei tendini prima del trattamento.
Comparso sulle pagine del Journal of Orthopaedics, lo studio americano ha confrontato il dolore post operatorio immediato e i risultati riportati dai pazienti dopo una meniscectomia parziale con ago rispetto all’artroscopia standard.
I ricercatori hanno effettuato una revisione retrospettiva su una serie di pazienti che avevano subito una meniscectomia parziale, prima e dopo l’adozione della tecnica di artroscopia con ago. Il consumo di morfina, la scala analogica visiva (Vas) per il dolore e i punteggi Koos sono stati confrontati prima dell’intervento e dopo due e sei settimane. Ebbene, con il nanoscopio, i pazienti hanno riportato una riduzione significativa del dolore e un miglioramento dei risultati a due settimane, differenze che tuttavia non si sono mantenute a sei settimane dall’intervento.
«Questo avanzamento nell’uso del nanoscopio ha un grande potenziale per quanto riguarda il ritorno più rapido agli sport e la riduzione dell’uso di oppioidi e altri farmaci per la gestione del dolore», ha dichiarato Timothy E. Hewett, uno degli autori.
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








