Nei pazienti sottoposti a intervento di sostituzione del ginocchio o dell’anca, i medici stanno osservando un numero crescente di infezioni ossee associate a uno specifico batterio. Si tratta del Cutibacterium acnes, che fa parte della normale flora cutanea (è il principale responsabile dell’acne), ma è sempre più riconosciuto come un patogeno opportunista capace di causare infezioni croniche delle articolazioni protesiche.
La letteratura sulla patogenesi di C. acnes in questo contesto è ancora limitata, ma un nuovo studio pubblicato sul Journal of Orthopaedic Research fornisce approfondimenti sui meccanismi coinvolti.
Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno sviluppato un modello murino di osteomielite associata a impianti, in cui topi sono stati sottoposti a impianto transtibiale di perni a L in titanio o acciaio inossidabile contaminati con C. acnes. Dopo l’intervento, i topi sono stati sacrificati per valutare la carica batterica nell’osso, nell’impianto e negli organi interni.
Le analisi in vitro tramite microscopia elettronica a scansione hanno confermato che C. acnes è in grado di formare biofilm su impianti in titanio e acciaio inossidabile. Nei topi, C. acnes è riuscito a persistere nella tibia per 28 giorni e ha mostrato la capacità di diffondersi agli organi interni.
Rispetto alle infezioni da Staphylococcus aureus, l’osteomielite cronica da C. acnes ha evidenziato una riduzione significativa dell’osteolisi ossea e della formazione di ascessi. Inoltre, la microscopia elettronica a trasmissione ha rivelato la presenza di C. acnes nei canalicoli ossei, dimostrando che il batterio può invadere le reti lacuno-canalicolari degli osteociti all’interno dell’osso, che possono poi fungere da serbatoio.
Questo studio preliminare suggerisce dunque un nuovo meccanismo che potrebbe spiegare perché le infezioni ossee croniche associate agli impianti siano difficili da trattare.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








