Un recente studio cinese pubblicato sulla rivista Journal of Neurosurgery: Spine confronta l’efficacia di un intervento di fusione spinale lombare laterale a singola posizione condotto con supporto robotico versus un intervento tradizionale, a due posizioni. Lo studio è stato condotto presso l’Ospedale popolare della provincia di Sichuan e vede anche la partecipazione dell’Ospedale ortopedico di Chengdu. 59, in tutto, i pazienti arruolati per questo studio che si concentra tanto sugli esiti clinici, quanto su parametri operatori.
In particolare, gli autori tengono conto, per ognuno dei partecipanti, di cambiamenti tra prima e dopo l’intervento dell’intensità dolorosa a carico di schiena e arti inferiori e dell’Indice di Disabilità di Oswestry, oltre che di immagini radiografiche per valutare la qualità della fissazione. Per quanto riguarda invece l’intervento chirurgico, sono stati registrati la durata, la quantità di sangue perso e il tempo di esposizione alla fluoroscopia per definire il corretto posizionamento degli strumenti di fissazione.
I pazienti arruolati sono stati divisi in due gruppi, in base al tipo di intervento subito: 31 sono stati inseriti nel gruppo “robot-assistito” e 28 in quello “tradizionale”. La fusione è avvenuta per entrambi i gruppi soprattutto a carico di L4-L5, seguita da L3-L4 e, infine, da L2-L3.
Come spesso visto anche in altri studi che confrontano un intervento robot-assistito con uno tradizionale, gli outcome clinici ottenuti dai due gruppi sono molto simili, sia nel breve che nel medio periodo. Il follow-up è infatti durato in media 6 mesi, durante i quali non sono state evidenziate reali differenze, nè nell’intensità dolorosa, nè nel livello di disabilità e nemmeno nella qualità di vita. Le immagini radiografiche, inoltre, mostrano ottimi esiti di fusione per entrambi i gruppi.
Il supporto robotico, tuttavia, mostra vantaggi quando ci si concentra sul setting operatorio. Nella fattispecie, in questo studio gli autori osservano una riduzione del tempo operatorio da 164.8 ± 35.0 minuti dell’approccio tradizionale, a 147.0 ± 28.6 minuti dell’approccio robotico. Inoltre, anche il tempo di esposizione alla fluoroscopia si riduce con l’ausilio del robot operatorio, passando da media di 87.8 ± 20.0 secondi a una di 54.6 ± 8.1 secondi, cosa che aumenta la sicurezza del paziente. Gli autori hanno infine confrontato il tasso di complicanza, pari al 19,4% nel gruppo trattato con chirurgia robot assistita e al 17,9% in quello trattato con tecnica tradizionale: si tratta in particolare di casi di parestesia e di subsidenza asintomatica.
Stefania Somaré
Giornalista Tabloid di Ortopedia








