Per i pazienti affetti da radicolopatia cervicale, la foraminotomia cervicale posteriore offre risultati comparabili a quelli della più comune discectomia cervicale anteriore con fusione (Acdf), secondo uno studio clinico randomizzato pubblicato su The Journal of Bone & Joint Surgery.
«I nostri risultati forniscono evidenze di primo livello che l’intervento chirurgico posteriore non è inferiore a quello anteriore per quanto riguarda gli esiti clinici, con un follow-up di due anni», ha detto la prima autrice Nádia F. Simões de Souza, del Centro medico dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi.
I pazienti con radicolopatia cervicale soffrono di dolore, deficit sensoriali e motori causati dalla compressione delle radici nervose dovuta a degenerazione spinale. Poiché la malattia si manifesta principalmente in adulti di mezza età o anziani, si prevede che l’incidenza aumenterà con l’invecchiamento della popolazione.
La chirurgia posteriore presenta alcuni potenziali vantaggi: coinvolge meno strutture vitali, evita la necessità di impianti e ha costi inferiori. Tuttavia, data la scarsità di prove disponibili, c’è ancora un dibattito sulla scelta tra le due procedure chirurgiche.
I risultati precedenti del trial randomizzato Foraminotomy Acdf cost-effectiveness trial (Facet) avevano mostrato che la chirurgia posteriore non è inferiore alla chirurgia anteriore dopo un anno di follow-up (1). Il nuovo rapporto estende questi risultati a un follow-up di due anni (2).
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 236 pazienti con radicolopatia cervicale a livello singolo, assegnati alla foraminotomia posteriore o all’Acdf in nove ospedali olandesi. Gli esiti principali di interesse erano il tasso di successo chirurgico, basato sui criteri di Odom (miglioramento dei sintomi e capacità di svolgere attività quotidiane) e la riduzione del dolore al braccio.
Nel follow-up esteso, gli esiti dei due approcci hanno mostrato una differenza, ma ritenuta non significativa a livello statistico: il tasso di successo chirurgico a due anni è stato dell’81% nei pazienti assegnati alla chirurgia posteriore e del 74% per la chirurgia anteriore. I due gruppi hanno anche mostrato riduzioni simili del dolore al braccio, con una differenza di tre punti percentuali. Le procedure hanno mostrato un miglioramento analogo anche nei risultati secondari, tra cui dolore al collo, disabilità, capacità lavorativa, qualità della vita e soddisfazione per il trattamento. Per la maggior parte degli esiti, i punteggi di cambiamento hanno raggiunto le soglie predefinite per un miglioramento clinicamente rilevante.
I due gruppi hanno avuto tassi simili di eventi avversi gravi correlati alla chirurgia (8% nel gruppo di chirurgia posteriore e 9% nel gruppo anteriore), compresi gli interventi di revisione. I tassi di sintomi ricorrenti e di interventi di revisione sono stati leggermente più alti dopo la chirurgia posteriore, anche se lo studio non aveva abbastanza potenza statistica per trarre conclusioni definitive su questi esiti.
Interrogati riguardo alle implicazioni cliniche dello studio, gli autori hanno spiegato che, «siccome le procedure hanno risultati simili, l’accento dovrebbe essere sui tipi di complicazioni, sui fattori specifici del paziente e sulla potenziale sostenibilità».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia:
1) Broekema AEH, Simões de Souza NF, Soer R, et al. Noninferiority of Posterior Cervical Foraminotomy vs Anterior Cervical Discectomy With Fusion for Procedural Success and Reduction in Arm Pain Among Patients With Cervical Radiculopathy at 1 Year: The FACET Randomized Clinical Trial. JAMA Neurol. 2023;80(1):40-48.
2) Simões de Souza NF, Broekema AEH, Reneman MF, et al. on behalf of the FACET investigators. Posterior Cervical Foraminotomy Compared with Anterior Cervical Discectomy with Fusion for Cervical Radiculopathy: Two-Year Results of the FACET Randomized Noninferiority Study. J Bone Joint Surg Am. 2024 Sep 18;106(18):1653-1663.








