La pericolosità delle infezioni periprotesiche emerge con grande evidenza da uno studio canadese comparso sul Journal of Bone and Joint Surgery. La ricerca, guidata da Raman Mundi e Bheeshma Ravi dell’Università di Toronto, ha rilevato che la mortalità è circa cinque volte superiore nei pazienti con infezione periprotesica dopo artroplastica totale d’anca, rispetto a pazienti senza infezione con caratteristiche simili. Questi risultati evidenziano l’importanza di dare priorità alla prevenzione, alla diagnosi e al trattamento di questa grave complicanza.
I ricercatori hanno utilizzato i database sanitari dell’Ontario per valutare il rischio di mortalità in 175.432 pazienti sottoposti a sostituzione dell’anca tra il 2002 e il 2021. Il 55% dei pazienti era costituito da donne e l’età media era di 67 anni. Il rischio di morte a dieci anni è stato confrontato tra pazienti con e senza infezione, abbinati per età, sesso, obesità e altri fattori di salute che influenzano questo rischio.
Entro un anno dall’intervento, 868 pazienti (0,49%) hanno sviluppato un’infezione della protesi articolare che ha richiesto un nuovo intervento chirurgico. Questi soggetti presentavano tassi più elevati di obesità, fragilità e altre condizioni di salute, in linea con precedenti studi sui fattori di rischio per questa complicanza.
Nel confronto tra i gruppi abbinati, l’11,4% dei pazienti che avevano sviluppato un’infezione è deceduto nel follow-up a lungo termine, rispetto al 2,2% degli altri pazienti. Anche dopo l’aggiustamento per altri fattori, il rischio di mortalità è risultato 5,5 volte più alto.
Il riscontro di un aumento del rischio di morte è particolarmente rilevante considerando il continuo incremento degli interventi di artroplastica totale d’anca in tutto il mondo. Nonostante l’impatto delle infezioni alla protesi articolare sia generalmente riconosciuto, esistono poche evidenze su come prevenirle al meglio e persino sull’efficacia delle attuali misure preventive.
Questo nuovo studio su larga scala, basato sulla popolazione e con un follow-up a lungo termine di gruppi abbinati di pazienti, rappresenta l’analisi più ampia effettuata finora. «Questi risultati – concludono Mundi e colleghi – dovrebbero rafforzare gli sforzi per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle infezioni periprotesiche, che potrebbero essere considerate tra le priorità più importanti per la ricerca muscoloscheletrica futura».
In un editoriale di accompagnamento, il caporedattore di Journal of Bone and Joint Surgery Mohit Bhandari osserva che l’aumento della mortalità nei pazienti con infezione periprotesica è paragonabile a quello associato a tumori comuni o malattie cardiache, ma è un rischio di cui la stragrande maggioranza dei pazienti non è consapevole. «Anche se questo studio non è privo di limitazioni – scrive Bhandari – aiuta a far luce sulla devastante complicanza delle infezioni periprotesiche dopo un intervento di sostituzione articolare e rappresenta un appello alla comunità scientifica per progettare, condurre e diffondere studi di alta qualità sulla loro prevenzione e trattamento».
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








