
Gianfilippo Caggiari
Un ampio studio epidemiologico sulle fratture a mani, piedi, arti inferiori e bacino nei bambini, condotto tra Sassari e Shenzhen, evidenzia che quelli in età prescolare sono il gruppo più a rischio, con fratture causate da infortuni domestici
La collaborazione tra la Clinica ortopedica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Sassari e l’Ospedale Pediatrico di Shenzhen, in Cina, è nata in modo concreto e naturale grazie alla scuola di dottorato di Sassari e due brillanti studenti, Hansheng Deng e Tianfeng Zhu. Sotto la supervisione dei professori Carlo Doria e Gianfilippo Caggiari, hanno raccolto i dati riguardanti le fratture pediatriche presso il loro centro di provenienza, in collaborazione con il Futang Research Center of Pediatric Development e il Big Data Center del Beijing Children’s Hospital.
«Questo primo lavoro – spiega Caggiari – ha rappresentato il seme di una sinergia scientifica molto fruttuosa: da allora abbiamo già pubblicato insieme cinque articoli su riviste indicizzate (1-5) e a partire da aprile 2025 abbiamo previsto un ampliamento della collaborazione nella ricerca clinica e di base. È un progetto che guarda al futuro, e sono fiero di farne parte: un’occasione per creare reali opportunità di crescita scientifica e culturale reciproca».
Professor Caggiari, quali sono i vantaggi e le sfide nello svolgere uno studio multicentrico tra due Paesi con diversi sistemi sanitari e culture?
Condurre uno studio multicentrico tra due Paesi con sistemi sanitari e culture differenti, come Italia e Cina, rappresenta un’opportunità preziosa. I vantaggi sono numerosi: innanzitutto, l’eterogeneità dei contesti consente di raccogliere dati più completi e rappresentativi, con maggiore validità esterna. In secondo luogo, si possono confrontare diversi approcci diagnostici e terapeutici, imparando gli uni dagli altri e migliorando la qualità dell’assistenza in entrambi i sistemi.
Questa collaborazione internazionale favorisce inoltre l’innovazione, perché mette in rete esperienze, tecnologie e visioni complementari. Le differenze culturali non sono un ostacolo, ma un valore aggiunto: aiutano a interpretare i dati in modo più ampio e a sviluppare soluzioni adattabili a diverse realtà.
Naturalmente ci sono anche sfide, come la necessità di armonizzare i protocolli clinici e la gestione dei dati, ma queste difficoltà vengono superate con il dialogo, la formazione congiunta e una visione condivisa. È proprio in queste differenze che risiede la ricchezza della ricerca internazionale.

Mano, sito di frattura
Fonte: Clinical analysis of 1301 children with hand and foot fractures and growth plate injuries (3)
Secondo i vostri dati, quali sono le principali cause delle fratture a mani e piedi nei bambini?
Su 1.301 bambini analizzati, l’86,7% delle fratture deriva da incidenti domestici. Le lesioni da schiacciamento (32,9%) sono la causa più frequente, seguite da cadute e tagli. Questi dati evidenziano la necessità di aumentare la sicurezza negli ambienti domestici.
Avete riscontrato differenze rilevanti in termini di età, sesso o stagionalità?
L’età prescolare, dai due ai sei anni, mostra la maggiore incidenza di fratture, soprattutto per lesioni quotidiane. Con l’età aumenta invece la quota di infortuni sportivi. I maschi sono più colpiti delle femmine, con un rapporto di circa 1,79:1. La stagionalità non è risultata significativa.
Esistono modelli ricorrenti che possano suggerire misure preventive specifiche?
I dati suggeriscono la necessità di interventi specifici per fascia d’età: dispositivi di sicurezza in casa per i più piccoli, educazione alla sicurezza sportiva per i più grandi. Le cadute rappresentano la principale causa di fratture agli arti inferiori e al bacino, seguite dagli incidenti stradali e dalle cadute dall’alto. Il rafforzamento delle misure ambientali e della supervisione è essenziale, così come l’educazione alla sicurezza stradale.
Uno dei vostri studi ha analizzato un campione molto ampio: quali sono stati i risultati più sorprendenti?
Nel campione di 10.808 bambini con fratture agli arti inferiori e al bacino, il picco d’incidenza è stato osservato nei bambini in età prescolare, non negli adolescenti come riportato da studi precedenti.
Il trauma toracico è risultato la lesione sistemica più comune nelle fratture pelviche e degli arti inferiori da trauma ad alta energia, più frequente rispetto a quelle dell’apparato genito-urinario.

Anca e bacino, sito di frattura
Fonte: Multicenter epidemiological analysis of related factors in 10,808 hospitalized children with lower limb and pelvic fractures in China (5)
Quali fattori correlati sono risultati più significativi nel rischio di fratture degli arti inferiori?
Età prescolare, sesso maschile e meccanismo di lesione sono i fattori maggiormente associati al rischio di fratture. In particolare, gli incidenti stradali sono predominanti nei bambini in età prescolare.
Lo studio ha evidenziato che le lesioni da schiacciamento sono comuni tra i lattanti e i prescolari (50,2% e 40,44% rispettivamente), mentre gli infortuni sportivi aumentano con l’età, arrivando al 26,58% negli adolescenti, con il basket come attività più coinvolta.
Per quanto riguarda gli arti inferiori, le fratture diafisarie del femore sono più frequenti nei lattanti e nei prescolari, mentre quelle della tibia lo sono nei bambini più grandi. Le fratture pelviche risultano anch’esse più frequenti tra i prescolari.
Particolare attenzione è stata posta sull’aumento delle fratture da incidenti stradali proprio nella fascia prescolare, che rappresenta quindi un target prioritario per le strategie di prevenzione.
Quali spunti pratici possono trarre i clinici da questi studi, soprattutto in termini di prevenzione?
Lo studio sulle fratture a mani, piedi, arti inferiori e bacino nei bambini evidenzia che quelli in età prescolare sono il gruppo più a rischio, con fratture causate soprattutto da infortuni domestici, come schiacciamenti e cadute, e incidenti stradali. In questa fascia d’età la coordinazione motoria è ancora in sviluppo, rendendo più probabili traumi alle estremità. I clinici dovrebbero sempre indagare a fondo sul meccanismo dell’infortunio, per identificare eventuali lesioni complesse.
Per i bambini più grandi e adolescenti aumentano invece gli infortuni sportivi, specialmente in sport come il basket. In questi casi è utile approfondire le abitudini sportive del paziente per promuovere consapevolezza e prevenzione.
Le fratture a mani e piedi possono essere associate a lesioni delle cartilagini di accrescimento, che possono portare a deformità. Per questo è fondamentale un’attenta valutazione clinica e radiologica, seguita da un monitoraggio dinamico durante la crescita.
Nel caso delle fratture degli arti inferiori e delle fratture pelviche, che sono spesso conseguenza di traumi ad alta energia e accompagnate da lesioni multisistemiche, è necessaria una gestione multidisciplinare.
I dati raccolti hanno un importante valore educativo. Possono guidare campagne di prevenzione nelle famiglie e nelle scuole: dai fermaporte per prevenire schiacciamenti, alla sicurezza nei parchi gioco, fino all’uso di protezioni durante l’attività sportiva. Personalizzare i messaggi preventivi in base all’età e al tipo di rischio può aumentare l’efficacia delle azioni educative e contribuire a ridurre significativamente l’incidenza di fratture nei bambini.
Renato Torlaschi
Bibliografia:
1) J Orthop Surg Res. 2024 Jun 20;19(1):367.
2) BMC Musculoskelet Disord. 2023 Jul 21;24(1):598.
3) BMC Musculoskelet Disord. 2024 Apr 8;25(1):270.
4) BMC Musculoskelet Disord. 2023 Nov 11;24(1):879.
5) Sci Rep. 2024 Nov 13;14(1):27860.








