Un singolo ciclo di radioterapia a basse dosi potrebbe rappresentare una nuova opzione terapeutica sicura ed efficace per il trattamento dell’artrosi del ginocchio: è quanto emerge da uno studio randomizzato e controllato con placebo, presentato al congresso annuale dell’American society for radiation oncology (Astro) che si è recentemente tenuto a San Francisco.
La ricerca, coordinata da Byoung Hyuck Kim, docente di radioterapia oncologica presso la Seoul National University College of Medicine, in Corea del Sud, ha coinvolto 114 pazienti con artrosi di grado lieve o moderato arruolati in tre ospedali universitari coreani. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: uno trattato con una dose molto bassa (0,3 Gy), uno con una dose bassa (3 Gy) e un gruppo di controllo sottoposto a radioterapia simulata. Tutti hanno ricevuto sei sedute di trattamento, con limitazione dell’uso di analgesici a solo paracetamolo per evitare interferenze nella valutazione dell’efficacia.
Dopo quattro mesi, il 70% dei pazienti trattati con 3 Gy ha raggiunto una risposta clinicamente significativa, rispetto al 42% del gruppo placebo. I miglioramenti hanno riguardato dolore, rigidità e funzionalità articolare, mentre non sono stati registrati eventi avversi legati alla radiazione. I risultati per la dose più bassa non hanno invece mostrato differenze statisticamente rilevanti rispetto al controllo.
Secondo Kim «esiste un bisogno clinico di trattamenti intermedi tra i farmaci analgesici, spesso mal tollerati o inefficaci, e la chirurgia protesica; la radioterapia potrebbe rappresentare un’opzione adatta per i pazienti con artrosi in fase iniziale o moderata». La dose impiegata corrisponde a meno del 5% di quella utilizzata nei protocolli oncologici e il fascio è diretto su articolazioni periferiche, minimizzando il rischio di tossicità.
La radioterapia a basse dosi viene già impiegata da anni in Germania e Spagna nel trattamento del dolore articolare cronico, ma finora mancavano studi di alta qualità metodologica con controllo placebo. Il trial coreano colma in parte questa lacuna, offrendo le prime evidenze robuste sull’efficacia e la sicurezza del trattamento.
Gli autori sottolineano tuttavia che tale approccio non rigenera la cartilagine, risultando pertanto inadatto nei casi avanzati di degenerazione articolare. «Per le forme gravi, in cui l’articolazione è compromessa, la radioterapia non può ripristinare il tessuto – ha precisato Kim –, ma nell’artrosi lieve o moderata (grado 2 e 3) la terapia può ritardare la necessità di un intervento di sostituzione articolare».
Il gruppo di ricerca sta completando il follow-up a 12 mesi per verificare la durata dei benefici e correlare la risposta clinica ai dati radiologici. Sono inoltre in corso studi di costo-efficacia per confrontare la radioterapia con le infiltrazioni e le terapie farmacologiche standard.
Per Kim questo approccio, «se integrato in un percorso condiviso con fisioterapia, riduzione del peso corporeo e terapie conservative, potrebbe migliorare la qualità di vita dei pazienti e ampliare le opzioni non chirurgiche disponibili per l’artrosi del ginocchio».
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








