Secondo un recente studio pubblicato sul Brazilian Journal of Physical Therapy la prevalenza delle patologie non trasmissibili sarebbe maggiore nelle persone affette da lombalgia cronica, rispetto che in quelle che non soffrono di tale condizione.
Lo studio è stato condotto da un fisioterapista e ricercatore australiano dell’Università della Tecnologia di Sidney, il professor Rafael Zambelli Pinto, in collaborazione con colleghi dell’Università del Nuovo Galles del Sud, della Neuroscience Research Australia e delle brasiliane Università di San Paolo, l’Università Statale Paulista e l’Università Federale di Minas Gerais. Alla base dello studio, la Survey Nazionale sulla Salute effettuata in Brasile nel 2019, alla quale hanno partecipato quasi 90mila persone, che costituiscono la base del campione su cui sono state condotte le ricerche. Partendo dalle informazioni inerenti questi pazienti, i ricercatori hanno infatti raccolto dati su malattie non trasmissibili, lombalgia cronica e limitazioni dell’attività fisica, cercando poi possibili associazioni.
Un primo dato riguarda proprio la prevalenza della lombalgia cronica, pari al 21,6% del campione. È interessante osservare che, in questo sottogruppo di 18.930 persone, l’età e il Bmi sono mediamente più alti, mentre il livello di istruzione è inferiore, con alta percentuale di persone che non hanno concluso neanche il primo ciclo scolastico o che sono analfabeti. Inoltre in questo gruppo la proporzione femminile è maggiore.
I ricercatori hanno anche evidenziato che tra coloro che soffrono di lombalgia cronica, il 62,1% riporta anche di avere una comorbidità. Ma quali sono le patologie non trasmissibili che più di frequente si associano alla lombalgia? La prima è la patologia cardiovascolare (40,5%), seguita da artrite/reumatismi (19,3%) e da depressione (19,3%).
Nei partecipanti senza lombalgia, invece, non solo la prevalenza di patologie non trasmissibili è minore, ma le malattie presenti cambiano: la più frequente resta la patologia cardiovascolare (22,8%), seguita però da depressione (7,7%) e diabete (6,7%).
Fatti i dovuti calcoli, i ricercatori hanno tratto la conclusione che soffrire di lombalgia cronica aumenta del 17% il rischio di sviluppare patologia cardiovascolare, del 15% quello di incorrere artrosi e del 12% quello di cadere in depressione clinica. Percentuali che devono essere tenute in considerazione anche dai medici di medicina generale, perché vadano oltre il sintomo doloroso alla schiena per valutare la presenza di altre comorbidità: quando la lombalgia si associa a un’altra condizione cronica, l’impatto sulla vita quotidiana diventa significativo.
Stefania Somaré
Giornalista Tabloid di Ortopedia








