Le fratture isolate della parete anteriore dell’acetabolo sono lesioni traumatiche rare con severe ripercussioni sulla biomeccanica dell’anca, che si verificano soprattutto in seguito a traumi ad alta energia, come incidenti stradali o cadute dall’alto. Più raramente possono interessare pazienti anziani dopo traumi minori, in presenza di osteoporosi. Spesso queste fratture si associano a lussazione anteriore dell’anca e a lesioni della cartilagine o della testa femorale, elementi che possono peggiorare la prognosi.
Il trattamento chirurgico è indicato quando la frattura è scomposta, l’articolazione è instabile o la superficie articolare non è congruente. Tuttavia, a causa della rarità di queste lesioni, in letteratura non esistono indicazioni standardizzate su approcci chirurgici e tecniche di fissazione. Tradizionalmente, l’approccio ileo-inguinale è il più utilizzato, consentendo la riduzione e la stabilizzazione della parete anteriore mediante placche di ricostruzione o, nei casi più semplici, con viti libere.
Dopo l’analisi sistematica di 1.577 articoli scientifici, una revisione su Injury ha analizzato 17 studi pubblicati tra il 1988 e il 2024, per un totale di 59 pazienti. La maggior parte erano uomini giovani, coinvolti in incidenti stradali. L’approccio ileo-inguinale è risultato il più frequentemente adottato, seguito da altri accessi anteriori. I risultati clinici sono stati variabili, ma emerge un dato chiaro: i migliori esiti funzionali e radiografici si ottengono quando è possibile raggiungere una riduzione anatomica della frattura. Anche piccoli difetti di riduzione possono alterare la congruenza dell’anca e favorire lo sviluppo di artrosi post-traumatica.
Sulla base dei diversi pattern di frattura descritti nei vari lavori scientifici analizzati, gli autori (tra cui gli italiani Michela Saracco e Vincenzo Ciriello) propongono una nuova classificazione, la Leeds-Naples, che suddivide la parete anteriore dell’acetabolo in tre settori (superiore, intermedio e inferiore) e gradi di estensione della frattura (<25%, 25-50%, >50%), tenendo conto anche della comminuzione. Questo sistema ha l’obiettivo di facilitare la comunicazione tra chirurghi ma soprattutto di guidare la pianificazione chirurgica con lo scopo di standardizzare l’approccio e ottimizzare i risultati radiografici e funzionali.
Andrea Peren
Giornalista Tabloid di Ortopedia








