Una complicanza significativa dopo protesi totale d’anca è la frattura femorale periprotesica, la principale causa di revisione. Quasi la metà di queste fratture si verifica precocemente, generalmente entro i primi 90 giorni dall’intervento. Sebbene i chirurghi non possano modificare fattori quali età, stato di salute o stile di vita dei pazienti, possono influenzare una decisione cruciale: la scelta del design dello stelo femorale impiantato. Ma quale tipo di stelo riduce maggiormente il rischio di frattura femorale precoce?
Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricerca guidato da Rui Hirasawa della Graduate School of Medicine della Chiba University, in Giappone, ha realizzato uno studio retrospettivo, pubblicato su Bone & Joint Journal, confrontando due tipi di steli:
– steli con colletto rivestito in idrossiapatite (HA coated), che favorisce l’osteointegrazione;
– steli a cuneo piatto (flat-tapered wedge), privi di rivestimento in idrossiapatite, che basano la stabilità primaria esclusivamente sulla forma a cuneo e sull’incastro nel canale femorale.
«Sia le impressioni cliniche sia alcuni dati della letteratura suggerivano una minore incidenza di fratture periprotesiche con gli steli rivestiti in idrossiapatite e così abbiamo provato a verificare scientificamente questa ipotesi», spiega il dottor Hirasawa. I ricercatori hanno raccolto i dati di 4.511 interventi di protesi d’anca eseguiti dallo stesso chirurgo in un unico centro tra il 2009 e il 2023, con approccio anteriore diretto. Attraverso una tecnica statistica avanzata (propensity score matching), sono stati ottenuti due gruppi perfettamente comparabili, uno per gli steli rivestito con idrossiapatite (1.804 casi) e uno per gli steli a cuneo piatto (anche in questo gruppo, 1.804 casi), bilanciati per variabili quali età, sesso, Bmi e presenza di osteoartrosi, riducendo l’effetto dei fattori confondenti.
La ricerca ha verificato che le fratture periprotesiche precoci erano significativamente meno frequenti nel gruppo degli steli con colletto rivestito in idrossiapatite, rilevandone solo 2 sull’intero campione contro le 13 fratture occorse nel gruppo con steli a cuneo piatto.
L’analisi dettagliata di ciascuna frattura ha evidenziato un ulteriore dato rilevante: le fratture femorali intraoperatorie erano, al contrario, più frequenti con gli steli con colletto rivestito in idrossiapatite rispetto agli steli a cuneo piatto. Questo evidenzia la necessità di ulteriori studi per ottimizzare le tecniche chirurgiche e la selezione dei pazienti quando si utilizza questo tipo di stelo, al fine di ridurre le complicanze intraoperatorie.
«I nostri risultati potrebbero migliorare gli esiti, fornendo ai chirurghi criteri più solidi per la scelta dello stelo protesico, con meno complicanze, recuperi più rapidi e ridotta necessità di interventi di revisione – ha concluso Hirasawa –. Nel lungo periodo, questa ricerca potrebbe contribuire a definire un nuovo standard internazionale nella selezione degli steli femorali nella protesi totale d’anca».
Andrea Peren
Giornalista Tabloid di Ortopedia








