La scoliosi idiopatica del giovane adulto sta emergendo come un’entità clinica e chirurgica distinta rispetto alla scoliosi idiopatica dell’adolescente, con implicazioni rilevanti per la pianificazione dell’intervento e gli esiti postoperatori.
Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata su Spine Deformity da un team dell’Università dell’Arizona ha confrontato in modo diretto le caratteristiche preoperatorie, intraoperatorie e postoperatorie di pazienti con le due forme patologiche, includendo sette studi per un totale di 1.562 soggetti.
I risultati mostrano che, sebbene i due gruppi presentino angoli di Cobb preoperatori simili, i pazienti con scoliosi idiopatica dell’adolescente tendono ad avere minore sanguinamento intraoperatorio e interventi di durata più breve rispetto ai giovani adulti con scoliosi, con una differenza media rispettivamente di oltre 120 ml di sangue perso e circa 29 minuti in più di tempo chirurgico. Dal punto di vista della correzione deformativa, i pazienti con forma adolescenziale ottengono migliori percentuali di correzione della curva principale e angoli di Cobb postoperatori più favorevoli, mentre i giovani adulti richiedono in media un’estensione maggiore della fusione vertebrale (circa 0,2 livelli in più) e mostrano una degenza postoperatoria leggermente più prolungata; non sono invece emerse differenze statisticamente significative nei tassi complessivi di complicanze tra i due gruppi.
Questi risultati supportano l’idea che la scoliosi idiopatica in età adulta non sia semplicemente un’estensione temporale di quella dell’adolescente, ma presenti caratteristiche chirurgiche e biomeccaniche peculiari, probabilmente correlate alla maggiore rigidità della curva e ai cambiamenti della colonna vertebrale dopo la maturità scheletrica. Di conseguenza, l’approccio chirurgico è spesso più complesso, con maggiore necessità di osteotomie o tecniche di liberazione articolare per ottenere un’adeguata correzione.
Per l’ortopedico, queste osservazioni hanno implicazioni pratiche: il counseling preoperatorio deve includere una discussione esplicita sulle aspettative di sanguinamento, durata dell’intervento e grado di correzione realizzabile nei giovani adulti rispetto agli adolescenti, soprattutto nei casi in cui la correzione deformativa è stata posticipata oltre la chiusura delle cartilagini di crescita con rischio di progressione della curva.
Individuare tempestivamente i pazienti con scoliosi a rischio di progressione oltre la maturità scheletrica e valutare l’opportunità di intervenire prima che si instauri un quadro di scoliosi idiopatica potrebbe favorire risultati clinici e radiografici più favorevoli.
Ulteriori studi prospettici sono necessari per definire strategie chirurgiche ottimali in questa forma di patologia e per chiarire come le peculiarità anatomiche e biomeccaniche influenzino l’esito a lungo termine in questa popolazione.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








