L’utilizzo della stampa tridimensionale nella produzione di dispositivi ortesici e sistemi di immobilizzazione rappresenta una delle innovazioni tecnologiche più rilevanti nel trattamento conservativo delle patologie muscolo-scheletriche. L’evoluzione delle tecniche di additive manufacturing consente oggi di realizzare dispositivi altamente personalizzati, progettati sulla base della morfologia individuale del paziente e potenzialmente in grado di migliorare adattamento, comfort e performance funzionale rispetto alle soluzioni tradizionali.
Una recente revisione sistematica pubblicata su BMC Musculoskeletal Disorders (1) ha analizzato gli esiti clinici associati all’impiego di ortesi realizzate mediante stampa 3D, valutando le evidenze disponibili in letteratura relative a differenti tipologie di dispositivi. La revisione ha identificato 62 studi clinici, includendo ricerche su plantari, ortesi caviglia-piede, ortesi spinali, dispositivi per l’arto superiore e caschi ortopedici utilizzati nel trattamento delle deformità craniche. Gli outcome clinici considerati comprendevano parametri funzionali e biomeccanici, misurazioni radiografiche, adattamento del dispositivo e comfort percepito dal paziente.
I risultati indicano che i plantari realizzati mediante stampa tridimensionale sono associati a una redistribuzione più efficace delle pressioni plantari e a un miglioramento del comfort. Le ortesi caviglia-piede mostrano benefici in termini di simmetria del passo e mobilità durante la deambulazione, mentre le ortesi spinali stampate in 3D hanno evidenziato una riduzione degli angoli di Cobb nei pazienti con scoliosi e un miglioramento della stabilità posturale. Nei dispositivi destinati all’arto superiore sono stati osservati miglioramenti della forza di presa e del controllo della spasticità, associati a elevati livelli di soddisfazione dei pazienti. Nel complesso, la revisione conclude che le ortesi prodotte mediante additive manufacturing possono migliorare diversi outcome clinici rispetto ai dispositivi realizzati con tecniche convenzionali.
Sul Journal of Orthopaedic Experience & Innovation, un’altra revisione sistematica (2) ha fornito un ulteriore contributo alla comprensione delle potenzialità cliniche della stampa tridimensionale, analizzando l’utilizzo dei gessi stampati in 3D per la gestione non chirurgica delle fratture e delle lesioni muscolo-scheletriche.
Gli autori evidenziano come i sistemi di immobilizzazione realizzati mediante tecnologie di additive manufacturing possano offrire un adeguato supporto biomeccanico nel trattamento conservativo delle fratture, con il vantaggio di una maggiore personalizzazione del dispositivo e di un miglior adattamento anatomico. I gessi stampati in 3D risultano generalmente più leggeri e più traspiranti rispetto ai materiali tradizionali e sono associati a livelli elevati di comfort e soddisfazione da parte dei pazienti.
Nel complesso le prove suggeriscono che la stampa tridimensionale rappresenti una prospettiva promettente nello sviluppo di dispositivi ortesici e sistemi di immobilizzazione personalizzati, pur richiedendo ulteriori conferme attraverso studi clinici di maggiore qualità metodologica.
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia:
1) Atallah H et al. The current state of 3D-printed orthoses clinical outcomes: a systematic review. BMC Musculoskelet Disord. 2025 Sep 1;26(1):822.
2) Yan ET, Chung D. Casting a new light: a systematic review of 3D-printed casting for non-surgical management of orthopedic injuries. Journal of Orthopaedic Experience & Innovation 6 (2), 2025.








