Che vi sia una relazione tra sovrappeso e tendinopatie è noto. L’associazione è ben documentata nella popolazione generale, mentre è stata finora poco indagata specificatamente in gruppi di soggetti che svolgono attività sportive sia a livello professionale sia a livello amatoriale.
Alla luce dei dati epidemiologici, consistenti e decisamente stringenti, è lecito chiedersi da un lato se la coesistenza delle due condizioni sia da interpretare come un nesso causale, tanto da poter considerare l’eccesso ponderale un fattore di rischio indipendente per le patologie tendinee, e dall’altro quale sia il meccanismo attraverso il quale, in presenza di sovrappeso, la sofferenza tendinea si instaura.
Alla duplice questione è dedicata la review descrittiva compilata da un gruppo di ricercatori canadesi dell’Università della British Columbia di Vancouver, dell’Università di Calgary e del Vancouver Coastal Health Research Institute, in collaborazione con l’Università olandese di Groningen.
Gli studi, per la maggior parte di tipo caso-controllo, da essi analizzati hanno rilevato un maggior rischio di tendinopatie (alterazioni della cuffia dei rotatori, epicondiliti, lesioni dei tendini di Achille, entesite rotulea) in associazione con indici di massa corporea corrispondenti a condizioni di sovrappeso/obesità, con valori di circonferenza addominale indicativi di adiposità localizzata e con livelli plasmatici di colesterolo totale e colesterolo LDL caratteristici delle dislipidemie che di norma accompagnano il sovrappeso.
Supponendo che la patologia tendinea sia la diretta conseguenza del dismetabolismo, il dubbio sollevato in questo lavoro è se essa insorga con un meccanismo per così dire locale, cioè semplicemente per effetto del sovraccarico statico e dinamico generato dall’eccesso ponderale sui singoli distretti muscoloscheletrici, oppure con un meccanismo sistemico, per effetto di una degenerazione tissutale dei tendini causata da deposizione di colesterolo tra le fibre di collagene e da accumulo di tessuto adiposo nello spazio peritendineo.
Le due ipotesi, per quanto entrambe plausibili e supportate la prima da alcuni studi di biomeccanica e la seconda da dati sperimentali preliminari, necessitano di essere vagliate con ulteriori indagini.
A conclusione della revisione, gli autori avanzano tuttavia la proposta di perseguire un modello esplicativo integrato. A loro parere nel determinismo delle tendinopatie associate a sovrappeso e/o dislipidemia ambedue i meccanismi patogenetici potrebbero sussistere, ma rivestire un ruolo maggiore o minore a seconda dei casi – potendo per esempio prevalere la patogenesi biomeccanica nei soggetti sedentari con Bmi alto e quella biochimica in soggetti sportivi con Bmi normale o basso – e anche dell’eventuale concomitanza con fattori di rischio aggiuntivi di diversa natura (genetici, ormonali ecc).
Infine rimarcano come tale approccio sia rilevante anche al punto di vista pratico: considerando che l’esercizio fisico è spesso prescritto tra le strategie di controllo del peso in soggetti sedentari sostengono l’opportunità di programmi specifici centrati su una corretta modulazione dei carichi, mentre per quanto riguarda gli interventi sul profilo lipidico esortano a non trascurare la possibilità di insorgenza o aggravamento di patologie tendinee nei pazienti in trattamento con statine.
Monica Oldani
Giornalista Tabloid di Ortopedia








