La lussazione rotulea è un infortunio al ginocchio che colpisce generalmente individui giovani e attivi, danneggiando i legamenti e le strutture articolari, e influenzando l’attività sportiva e la qualità della vita. Una recente revisione sistematica della letteratura con metanalisi ha rivelato che si verificano frequentemente deficit di forza nel muscolo quadricipite durante l’estensione del ginocchio nelle persone che hanno subito lussazioni rotulee primarie o ricorrenti, e che risultano più marcati in coloro che sono stati trattati in modo conservativo.
Pubblicato sul Journal Of Clinical Medicine, il lavoro è stato svolto presso l’Università di Padova e vede come primo autore Carlo Biz, professore presso la Clinica ortopedica universitaria diretta dal professor Pietro Ruggieri.
Le dislocazioni rotulee possono essere trattate con approcci conservativi o chirurgici. Entrambi i metodi sono efficaci nel favorire il recupero della forza del muscolo quadricipite. I trattamenti conservativi, come la fisioterapia e gli esercizi di riabilitazione, hanno mostrato un iniziale recupero della forza del muscolo quadricipite, non sempre completo e più significativo nel breve tempo, probabilmente dovuto alla natura focalizzata e intensiva di questi programmi che si concentrano sul rafforzamento muscolare. Diversamente, dopo la chirurgia, efficace nel ripristinare la normale funzione, il recupero della forza muscolare potrebbe essere più lento rispetto ai metodi conservativi, potenzialmente a causa del trauma causato ai tessuti dall’operazione, che comporta un periodo di recupero più lungo, ma spesso completo.
Il rafforzamento del quadricipite è essenziale per stabilizzare correttamente l’articolazione del ginocchio. Alcuni studi hanno analizzato se programmi specifici per il vasto mediale obliquo possano ridurre i deficit muscolari, con risultati promettenti. Tuttavia, altre ricerche indicano che il rafforzamento selettivo delle fibre del quadricipite non è supportato da evidenze solide. Per questo motivo, è suggerito un approccio integrato che includa anche il potenziamento dei muscoli dell’anca e del core, nonché un miglioramento del controllo neuromotorio. Questo approccio può ridurre il rischio di recidive, migliorando la stabilità del ginocchio durante attività dinamiche.
Un aumento della forza del quadricipite può prevenire il deterioramento della cartilagine nell’articolazione patello-femorale, importante per i pazienti con lussazioni rotulee, che sono a rischio di artrosi. Il recupero dopo trattamenti conservativi per le lussazioni rotulee è spesso incompleto, influenzando negativamente la partecipazione sportiva e la qualità della vita complessiva. La revisione ha mostrato un deficit residuo significativo della forza del quadricipite dopo il trattamento conservativo. I pazienti che non hanno subito interventi chirurgici hanno mostrato deficit di forza del quadricipite intorno al 40% rispetto ai controlli non infortunati. Questo suggerisce che, sebbene i trattamenti conservativi possano offrire guadagni immediati, potrebbero non mantenere tali vantaggi nel tempo o non affrontare problemi strutturali sottostanti.
Le differenze tra tecniche chirurgiche, come la ricostruzione e la riparazione del legamento patello-femorale mediale, non hanno mostrato variazioni significative nei deficit di forza.
«Dal punto di vista della pratica clinica – spiega Biz – un primo trattamento conservativo va sempre impostato dopo l’infortunio. Questo si avvale di una prima stabilizzazione dell’articolazione femoro-rotulea con una ginocchiera articolata per tre settimane, consentendo al paziente la flesso-estensione del ginocchio e il carico parziale protetto da stampelle fin dai giorni successivi all’evento traumatico. Tuttavia, l’infortunato, frenato dal dolore e dal timore della recidiva, evita la mobilizzazione, e pertanto un’adeguata terapia antidolorifica (Cox2-inibitori) e antiedemigena (bromelina) va accuratamente impostata a scongiurare la rigidità articolare. Le radiografie eseguite in urgenza potranno essere integrate da una risonanza magnetica non prima di 15-20 giorni, al fine di ridurre gli artefatti determinati dallo stato acuto e consentire una diagnosi strumentale più precisa e una conseguente gestione appropriata».
Nei casi in cui l’instabilità acuta diventi cronica, l’approccio chirurgico è indispensabile. Tuttavia, il professore afferma che questo può trovare indicazione anche al termine della fase acuta, quando il referto risonanza indichi un danno maggiore delle strutture legamentose del ginocchio con serio coinvolgimento degli alari. Quindi, alla luce dei risultati di questa revisione della letteratura, sarebbe opportuno incrementare le indicazioni chirurgiche in rapporto alle esigenze fisiche del paziente, soprattutto nei giovani sportivi, per poter garantire nel loro futuro le medesime, o meglio performanti, prestazioni fisiche del recente passato.
«Circa le tempistiche del ritorno alla completa attività sportiva – conclude Biz – esse sono altamente influenzate da due principali fattori: la biologia del soggetto, intesa come capacità riparative, e il protocollo riabilitativo impostato. In entrambi i casi, trattamento incruento o cruento scelto, e in assenza di comorbilità, superata la fase critica delle tre settimane senza complicanze, e di altre tre di fase riabilitativa, il soggetto può riprendere l’attività sportiva, che dovrà essere modulata a seconda dell’intensità dello sport praticato».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








