Il Journal of Bone and Mineral Research riporta i risultati di uno studio statunitense che ha rilevato variazioni significative dei tassi di frattura ossea nelle donne anziane a seconda dell’etnia. Sebbene i ricercatori sapessero da anni che il rischio di frattura ossea è più alto nelle donne bianche, questo è il primo studio a mostrare i tassi reali di frattura per le donne asiatiche e ispaniche. In passato, altre ricerche avevano fornito informazioni importanti sulle possibili differenze nelle percentuali di fratture, ma avevano basato le loro conclusioni su algoritmi che utilizzavano la posizione geografica (per gli ispanici) o il cognome (per gli asiatici) per classificare l’origine etnica. Tuttavia, questi algoritmi, seppur validi, non sono affidabili quanto le informazioni autosegnalate dagli stessi soggetti.
Gli autori del nuovo studio hanno utilizzato i dati dell’Iniziativa per la Salute delle Donne (Women’s Health Initiative), un progetto avviato nel 1991 dal National Institutes of Health degli Stati Uniti per migliorare la conoscenza di diverse problematiche di salute nelle donne in post menopausa. I dati ottenuti costituiscono la più grande coorte diversificata in termini etnici per valutare le fratture in questa popolazione, notoriamente ad alto rischio.
Nel corso di due decenni, la ricerca ha rilevato che 71.124 donne, pari al 44,2% delle partecipanti, hanno subito una frattura ossea. Come ci si aspettava, il rischio è stato più elevato nelle donne bianche; a seguire sono risultate le donne di origine nativa americana, di etnia mista, le asiatiche e quelle provenienti dall’Oceania. Le donne nere hanno fatto riscontrare il tasso di frattura più basso.
«Il nostro studio è il primo a fornire dati sull’incidenza delle fratture in molti gruppi etnici e di origine che sono stati poco analizzati negli Stati Uniti, evidenziando la necessità di comprendere i fattori alla base di questa variabilità – ha dichiarato Jane Cauley, autrice principale dell’articolo e professoressa di epidemiologia all’Università di Pittsburgh, in Pensylvania –. I dati non sono neppure omogenei per etnia: le differenze nei tassi di frattura all’interno dei gruppi asiatici e ispanici dimostrano quanto sia difficile applicare un unico aggiustamento ai software che calcolano il rischio di frattura».
Secondo Nicole Wright, un’altra ricercatrice coinvolta nel lavoro, «la consapevolezza delle disparità etniche nella gestione dell’osteoporosi e negli esiti delle fratture è aumentata. I dati che abbiamo ottenuto potrebbero migliorare gli algoritmi di previsione delle fratture, in particolare tra le diverse comunità asiatiche e ispaniche».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








