L’aspirato midollare concentrato (Bone marrow aspirate concentrate, Bmac) rappresenta oggi una delle opzioni più diffuse per il trattamento rigenerativo delle lesioni articolari. Questa procedura prevede il prelievo di midollo osseo, solitamente a livello della cresta iliaca, seguito dalla concentrazione del materiale aspirato per preservare cellule staminali e fattori di crescita, con l’obiettivo di favorire la guarigione dei tessuti e ridurre l’infiammazione. La sospensione concentrata può essere iniettata direttamente nella sede della lesione o associata a interventi chirurgici, come la riparazione del legamento crociato anteriore, del collaterale mediale o del menisco.
In uno studio recentemente pubblicato su ACS Omega, Colin Herna, dottorando in bioingegneria presso la Lehigh University, in Pennsylvania, e il suo gruppo di ricerca hanno identificato differenze misurabili nella composizione proteica del midollo osseo prelevato dall’anca rispetto a quello estratto dalla spalla.
Il prelievo dalla cresta iliaca consente di ottenere volumi maggiori di midollo e, teoricamente, una concentrazione più elevata di cellule staminali, con risultati clinici aneddoticamente migliori. Tuttavia, nei casi in cui l’intervento riguarda la spalla, ad esempio nelle lesioni della cuffia dei rotatori, è possibile eseguire il prelievo dal capo omerale, evitando un secondo accesso invasivo. Da qui la domanda centrale del gruppo di Lehigh: il midollo estratto dalla spalla è biologicamente comparabile a quello dell’anca?
Per rispondere, i ricercatori hanno analizzato campioni provenienti da entrambe le sedi, applicando due modelli di machine learning a un set di 109 proteine, selezionate in base alla loro rilevanza biologica. Il confronto tra i risultati dei modelli ha evidenziato la presenza di sei proteine in grado di distinguere in modo significativo i due tipi di aspirato.
Queste variazioni possono riflettere le differenze microambientali tra le ossa, influenzando in modo rilevante la risposta rigenerativa, poiché anche minime variazioni nella concentrazione di proteine e fattori di crescita possono incidere sul processo di guarigione. Tale constatazione apre la strada a un approccio più mirato e personalizzato alle terapie basate su Bmac.
Un ulteriore contributo dello studio riguarda la metodologia. «Attualmente il prelievo di Bmac non è standardizzato: diversi kit seguono protocolli differenti – ha ricordato il ricercatore americano – e questa variabilità genera differenze nella concentrazione di cellule staminali e proteine. Con il nostro approccio basato sull’intelligenza artificiale, abbiamo sviluppato un quadro di riferimento che potrà essere utilizzato per studiare il Bmac o altri tessuti biologici».
La prospettiva futura è quella di affinare la comprensione dei meccanismi alla base della medicina rigenerativa articolare, consentendo ai clinici di scegliere la sede di prelievo in base ai profili proteici più favorevoli al tipo di lesione o al singolo paziente. In combinazione con studi che tengano conto di variabili demografiche quali età, sesso e stile di vita, queste ricerche potranno contribuire a rendere la medicina rigenerativa sempre più vicina a una cura realmente personalizzata.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








