Uno studio dell’Università del Michigan, comparso sul Journal of General Internal Medicine, suggerisce che i medici che si siedono o si pongono al livello degli occhi dei pazienti durante le visite in ospedale possono ottenere risultati migliori in termini di fiducia e soddisfazione degli assistiti, e persino migliori esiti clinici. La revisione ha esaminato vari studi che analizzano come la postura del medico possa influenzare la percezione e il rapporto con il paziente e ha concluso che sedersi accanto al letto può ridurre la distanza gerarchica, migliorando la comunicazione e il coinvolgimento.
Nonostante i benefici, molti medici non siedono regolarmente con i pazienti, spesso per la mancanza di sedie nei reparti o per timore di perdere troppo tempo. Ma la revisione ha mostrato che questa paura è infondata: sedersi non aumenta significativamente la durata delle visite. Un altro ostacolo è rappresentato da preoccupazioni per la trasmissione di infezioni, che rendono meno pratico l’avvicinarsi al paziente.
Lo studio evidenzia inoltre che i pazienti preferiscono medici che mostrano empatia e vicinanza non solo fisica ma anche emotiva, e che l’implementazione di misure semplici, come l’installazione di sedie pieghevoli nelle stanze, potrebbe facilitare il contatto visivo e un’interazione migliore.
Il primo autore Nathan Houchens sottolinea che la pratica di sedersi accanto ai pazienti potrebbe essere promossa attraverso modelli di comportamento tra i medici senior, che potrebbero poi fungere da esempio per i più giovani. Il suo team ha avviato un ulteriore studio per esaminare come la postura dei medici, insieme ad altre strategie non verbali, possa migliorare gli ambienti ospedalieri e favorire relazioni più soddisfacenti con i pazienti.
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








