Le persone che hanno già sperimentato cadute sono a maggior rischio di successive fratture.
Un recente studio pubblicato su Osteoporosis International, attraverso una metanalisi internazionale, ha raccolto dati provenienti da 46 coorti prospettiche, con un totale di oltre 900mila persone, e ha valutato l’associazione tra cadute precedenti e rischio di fratture successive, e l’eventuale influenza di fattori come il sesso, l’età, la durata del follow-up e la densità minerale ossea.
I risultati confermano effettivamente una correlazione: le persone con una storia di cadute nell’ultimo anno hanno mostrato un rischio significativamente più alto di qualsiasi tipo di frattura clinica, con un incremento del rischio che è variato tra il 36% e il 59% a seconda del tipo di frattura e del sesso.
L’aumento del rischio è stato in gran parte indipendente dalla densità minerale ossea, sottolineando l’importanza delle cadute come fattore di rischio autonomo.
Il dato era atteso ma non era ancora stato incorporato nelle anamnesi dei pazienti utilizzate dagli strumenti di valutazione del rischio di frattura, come il Frax (Fracture risk assessment tool), che calcola la probabilità di frattura nei successivi dieci anni.
«Il Frax è stato sviluppato utilizzando dati longitudinali da studi condotti in tutto il mondo – spiega Douglas Kiel, direttore del Musculoskeletal Research Center, affiliato alla Harvard Medical School –. Per la prima volta, nel nuovo set di dati aggiornato, le cadute precedenti sono state incluse come fattore di rischio e sono risultate aumentare il rischio di frattura, sottolineando l’importanza delle cadute come contributo al rischio di frattura sia negli uomini che nelle donne, con un impatto leggermente maggiore negli uomini».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








