I chirurghi dell’Università Metropolitana di Osaka, in Giappone, hanno fornito nuovi dati relativi alle prestazioni di due tipi di steli femorali utilizzati nella chirurgia di sostituzione totale dell’anca. Lo studio, pubblicato su The Bone & Joint Journal, è stato condotto con l’obiettivo di migliorare i risultati a lungo termine e la qualità della vita dei pazienti, riducendo la necessità di interventi di revisione a causa di fratture periprotesiche o allentamento delle protesi.
Il team ha quindi condotto un’analisi dettagliata dei cambiamenti nella densità ossea e del contatto tra lo stelo e il femore in due tipi di steli utilizzati nella sostituzione totale dell’anca. In entrambi i casi gli steli femorali erano completamente rivestiti di idrossiapatite: quelli tradizionali – Corail – sono prodotti da oltre trent’anni da DePuy Synthes, una divisione di Johnson & Johnson Medical Devices e sono noti per offrire risultati riproducibili e un ripristino biomeccanico a lungo termine dell’articolazione. I nuovi steli (Amistem-H), più corti, sono stati ideati dalla ditta Medacta per interventi chirurgici minimamente invasivi. Progettati per facilitare la brocciatura e l’inserimento dello stelo, sono realizzati in lega di titanio-niobio con un rivestimento di idrossiapatite sull’area prossimale, che favorisce l’osteointegrazione e migliora la stabilità a lungo termine.
Lo studio ha incluso 66 pazienti, di cui 36 hanno ricevuto gli steli tradizionali e 30 i nuovi steli. La densità ossea intorno agli impianti è stata misurata utilizzando la densitometria ossea a doppia energia, un anno e due anni dopo l’intervento. Un sistema di mappatura 3D della densità ha valutato il contatto degli steli con l’osso corticale femorale.
I risultati hanno indicato aree di contatto significativamente più ampie in alcune regioni del femore con i nuovi steli. Tuttavia, gli steli tradizionali hanno mostrato un aumento della densità ossea attorno alla parte superiore interna del femore (femore prossimale-mediale) al termine del secondo anno, rispetto a una diminuzione riscontrata con i nuovi steli.
Lo studio mette dunque in evidenza i diversi schemi di fissazione e le capacità di preservazione della densità ossea dei due tipi di steli. I nuovi steli hanno aree di contatto adeguate più ampie, ma quelli tradizionali hanno dimostrato una migliore conservazione della densità ossea a lungo termine.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








